Da Vannacci alla corsa per Milano: perché la tentazione dei generali al comando riapre 160 anni di fallimenti

Da Vannacci alla corsa per Milano: perché la tentazione dei generali al comando riapre 160 anni di fallimenti
Da Vannacci alla corsa per Milano: perché la tentazione dei generali al comando riapre 160 anni di fallimenti

Il fondatore di futuro Nazionale e deputato Europeo Roberto Vannacci
Roberto Vannacci, europarlamentare e fondatore del movimento politico Futuro Nazionale.

Il fascino della divisa continua a guadagnare spazio nel dibattito pubblico italiano. Oltre al seguito elettorale raccolto da Roberto Vannacci, altri ufficiali scelgono la via della candidatura diretta.

A Milano si fa avanti il generale a riposo Carmelo Burgio come aspirante sindaco, affiancando la sua proposta a dichiarazioni su presunti “rastrellamenti” urbani. Intanto riaffiorano proposte sulla reintroduzione della leva obbligatoria e sull’educazione militare nelle aule scolastiche, ricalcando l’impianto del regio decreto 2152 del 1934.

Una fetta dell’opinione pubblica identifica nella disciplina delle caserme la soluzione rapida contro microcriminalità e degrado. L’idea di affidare l’amministrazione civile a figure gerarchiche ignora però i precedenti storici nazionali.

Il fascino della divisa, se l’amore per i generali finisce in una Caporetto
Il fascino della divisa militare nella gestione dell’ordine pubblico e della politica.

I precedenti sul campo: lezioni dall’Unità d’Italia

Il rendimento delle alte gerarchie militari alla guida delle operazioni statali ha collezionato frequenti passi falsi fin dalla nascita della nazione. Il coraggio dei reparti operativi si è spesso scontrato con l’inadeguatezza strategica degli stati maggiori.

Nel 1866, durante la Terza guerra d’indipendenza, le forze armate registrarono le pesanti battute d’arresto di Custoza e Lissa. Trent’anni più tardi, nel 1896, la campagna coloniale culminò nel massacro di Adua.

La guerra di Libia del 1911 mise a nudo limiti organizzativi analoghi, sollevando le aspre critiche di Giovanni Giolitti. Nel primo conflitto mondiale, la condotta verticistica e rigida del generale Luigi Cadorna portò alla rottura delle linee a Caporetto prima dell’avvicendamento con Armando Diaz.

Il fallimento della gestione politica

I problemi si sono amplificati ogni volta che i vertici in divisa hanno assunto la guida dei governi. Alfonso La Marmora nel 1866 si rivelò disastroso sia nelle vesti di comandante sul campo sia in quelle di presidente del Consiglio e negoziatore diplomatico.

A Milano la memoria dell’ordine affidato ai militari rimanda alle cannonate di Fiorenzo Bava Beccaris sui manifestanti nel maggio 1898. Decenni dopo, la gestione politica e militare di Pietro Badoglio culminò nello sbandamento totale dell’8 settembre 1943.

Georges Clemenceau ricordava che la guerra è una questione troppo seria per essere delegata ai generali. La gestione della cosa pubblica lo è ancora di più.

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