Il riscaldamento globale supererà la soglia di 1,5 gradi stabilita dagli Accordi di Parigi. A certificarlo è il nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), intitolato Limiting Overshoot.
Il riscaldamento globale sta per superare la soglia di 1,5 gradi secondo il rapporto dell’Onu.
I dati attuali indicano che il pianeta ha già registrato un incremento medio di circa 1,4°C rispetto al periodo 1850-1900. Anche nello scenario più ottimistico stimato dagli scienziati, l’aumento termico toccherà almeno quota 1,8°C prima di poter invertire la rotta.
La gestione del picco termico
La traiettoria indicata dalle Nazioni Unite prevede una sequenza obbligata: superamento della soglia, raggiungimento del picco e successiva riduzione progressiva. L’obiettivo primario consiste nel ridurre al minimo la durata di questa fase critica per contenere i danni agli ecosistemi.
“La sfida si è spostata dall’evitare il superamento alla sua gestione”, ha spiegato Richard Betts dell’Università di Exeter, coautore del documento. “È un bagno di realtà. Dobbiamo convivere con questo mondo più caldo, ma possiamo ancora limitare i picchi estremi”.
Le misure previste per il rientro dei valori
Il piano d’azione delineato dall’Unep richiede tagli immediati alle emissioni climalteranti associati a sistemi di cattura e stoccaggio della CO2, affiancati da intensi programmi di rimboschimento.

A questi interventi strutturali dovranno affiancarsi opere di adattamento locale, indispensabili per proteggere le comunità più vulnerabili dagli eventi meteo estremi, dal collasso delle calotte polari e dal degrado delle barriere coralline.
Le reazioni del mondo scientifico e ambientalista
La direttrice esecutiva dell’UNEP, Inger Andersen, ha chiarito la nuova linea: “L’obiettivo di 1,5°C resta valido, ma ora dobbiamo affrontarlo dall’alto, gestendo il rientro dopo lo sforamento”.
La presa d’atto delle Nazioni Unite ha sollevato divergenze tra gli analisti. Jasper Inventor di Greenpeace International ha ribadito che il superamento temporaneo non autorizza a rinunciare agli impegni originari.
Posizione più critica quella espressa da Bill Hare, direttore di Climate Analytics, secondo cui certificare in anticipo lo sforamento dei limiti rischia di alimentare un pericoloso senso di rassegnazione politica e collettiva.


