Nei primi sei mesi del 2026 si contano 482 vittime sul lavoro, una media drammatica di quasi tre decessi al giorno. La sequenza continua di infortuni mortali riapre un confronto duro che chiama in causa non solo le norme di cantiere, ma le fondamenta stesse dei processi educativi.
A sollevare il tema è Luciana Charrier, ex maestra elementare in pensione da dieci anni dopo 43 anni di insegnamento, attraverso una lettera aperta indirizzata allo scrittore Maurizio de Giovanni. La docente rintraccia l’origine del problema nella progressiva scomparsa del senso del limite tra i più giovani.
La denuncia dell’insegnante: bambini senza percezione del pericolo
Durante l’ultimo decennio di servizio in aula, Charrier racconta di aver assistito a una trasformazione radicale dei comportamenti infantili. Le difficoltà a mantenere la fila o ad attraversare la strada in sicurezza si sono moltiplicate anche sotto il controllo simultaneo di due insegnanti.
«Bambini che giocavano senza mai chiedersi se quel gioco fosse pericoloso, costringendo noi docenti a una sorveglianza disperata durante l’intervallo», spiega l’ex maestra. Il nodo centrale risiede nell’ossessione contemporanea per il bambino «sveglio», esposto a ogni esperienza senza un’adeguata consapevolezza delle conseguenze fisiche e dei contesti reali.
Per l’insegnante, la sicurezza sul lavoro nasce ben prima dell’ingresso in azienda. Senza l’abitudine all’attenzione e al rispetto del limite appresi in famiglia e a scuola, la società forma lavoratori inconsapevoli ed esposti a rischi evitabili.
L’analisi di Maurizio de Giovanni: leggi disattese e schermi digitali
Nella sua replica, Maurizio de Giovanni definisce la serie di decessi come la ferita più grave inferta al tessuto sociale. Vittime quotidiane colpite mentre svolgevano mansioni ordinarie, senza cercare alcun azzardo personale.
La catena dei subappalti e l’occasione mancata del 2025
L’autore evidenzia come il quadro normativo resti privo di una tutela efficace verso i lavoratori impiegati nelle committenze frammentate. Nel giugno del 2025 un referendum puntava ad abrogare la normativa vigente per estendere la responsabilità diretta della sicurezza ai committenti principali, limitando i pericoli nei subappalti non sorvegliati.
L’astensionismo diffuso ha vanificato quella consultazione, lasciando immutate le falle strutturali del sistema produttivo. Secondo de Giovanni, l’indifferenza civica impedisce di colpire le lacune che permettono di scaricare i rischi lungo la catena degli appalti.
Il vuoto lasciato da scuola e famiglia
Il deficit di percezione del rischio si inserisce in un contesto culturale mutato, dove le agenzie educative tradizionali perdono costantemente terreno. Il tempo del confronto tra adulti e minori viene sostituito dall’esposizione continua ai display durante la notte.
La produzione di contenuti digitali punta su stimoli rapidi, violenti e privi di approfondimento, concepiti esclusivamente per trattenere utenti-clienti. Modelli opposti alla pedagogia di narratori come Esopo, Gianni Rodari o Giovannino Guareschi, lasciando adolescenti e bambini privi di strumenti per interpretare la realtà e i suoi pericoli oggettivi.

