Anna Foglietta a Venezia: «A Gaza e in Cisgiordania nessuna pietà, fermati ai checkpoint persino i bimbi per la chemio»

Anna Foglietta a Venezia: «A Gaza e in Cisgiordania nessuna pietà, fermati ai checkpoint persino i bimbi per la chemio»
Anna Foglietta a Venezia: «A Gaza e in Cisgiordania nessuna pietà, fermati ai checkpoint persino i bimbi per la chemio»

Alla Mostra del Cinema di Venezia, Anna Foglietta si presenta per la prima volta nelle vesti di regista. È l’unica donna in gara nel concorso principale con il lungometraggio intitolato Una storia.

L’artista romana, con alle spalle una lunga carriera tra cinema, teatro e televisione, ha deciso di misurarsi con la macchina da presa portando al Lido una narrazione intima, incentrata sulle fratture silenziose della vita quotidiana.

La crisi ordinaria al centro di “Una storia”

La trama segue le vicende di una coppia comune, la cui stabilità si incrina improvvisamente quando la figlia lascia la casa di famiglia per frequentare l’università. Una dinamica familiare apparentemente banale che nasconde fratture profonde.

In un’intervista rilasciata al settimanale IO Donna, Foglietta ha spiegato le ragioni dietro la scelta di questo soggetto: «Credo che tutti gli esseri umani abbiano una storia incredibile da raccontare».

Al centro del racconto c’è anche il senso di smarrimento interiore che può colpire chiunque, indipendentemente dalle fortune personali. «Ognuno di noi nasce con un male di vivere, fa parte della vita come la gioia, ma in certi momenti facciamo fatica a comprenderlo e lo derubrichiamo come depressione, stanchezza, stress», ha sottolineato la regista.

Un sentimento provato in prima persona: «Anche io mi sono svegliata la mattina e, nonostante avessi la mia fantastica famiglia e il mio fantastico lavoro, faticavo a trovare il senso della mia esistenza».

La denuncia sulla tragedia in Medio Oriente

Oltre all’esperienza artistica sul set, Foglietta ha affrontato con fermezza la questione umanitaria che scuote i territori palestinesi, dove è attiva personalmente attraverso una onlus.

Il tema tocca da vicino il Lido, dove nella precedente edizione il Leone d’Argento era stato assegnato a La voce di Hind Rajab, documentario incentrato sulla morte di una bambina di sei anni a Gaza.

«Ci stiamo abituando a non avere pietà»

Le parole dell’attrice e regista descrivono una situazione estrema e priva di qualunque salvaguardia per i civili. «Quello che vediamo in Palestina, in Cisgiordania e Gaza non l’abbiamo visto in nessun’altra parte del mondo», ha denunciato con forza.

Foglietta è entrata nel merito dei fatti documentati sul campo: «Ragazzini di 15 anni vengono arrestati senza alcuna ragione, bambini che devono venire all’ospedale e fare le sessioni chemio vengono fermati ai checkpoint dall’esercito israeliano e rimandati a casa».

La riflessione si conclude con un allarme sull’indifferenza collettiva: «Non c’è nessuna pietà, ci stiamo abituando a non avere pietà, e questo sta rendendo disumano il mondo che abitiamo».

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