Un ragazzo di 20 anni è finito in carcere dopo aver perseguitato per mesi una lavoratrice all’interno della Stazione Termini di Roma. Gli agenti del Compartimento Polizia Ferroviaria per il Lazio lo hanno bloccato proprio mentre osservava la donna vicino alle biglietterie automatiche.
Il giovane aveva già ricevuto un divieto di avvicinamento alla persona offesa, ma ha ignorato la misura cautelare continuando a presentarsi sul posto di lavoro della vittima.
L’inizio delle persecuzioni nello scalo ferroviario
I contatti tra i due erano iniziati dopo che la dipendente lo aveva assistito per una semplice operazione commerciale. Da quel momento il ventenne ha cominciato a frequentare la stazione con assiduità, trascorrendo intere ore a fissarla durante i turni di servizio.
I comportamenti persecutori sono andati avanti per mesi, trasformando la routine lavorativa della donna in uno stato costante di allerta e timore per la propria incolumità.
Chiamate anonime e appostamenti continui
Nonostante i continui rifiuti a qualsiasi invito a uscire, il giovane ha intensificato le pressioni. È riuscito a recuperare il numero privato della lavoratrice, tempestandola di telefonate provenienti da utenze diverse.
La presenza del ventenne nello scalo romano si ripeteva più volte a settimana, accompagnata dall’ostinazione a voler instaurare un legame a ogni costo.
La sfida alle autorità e l’arresto in flagranza
Prima dell’intervento decisivo della Polfer, il ventenne si era mostrato spavaldo, sostenendo apertamente che nessuno avrebbe potuto fermarlo o arrestarlo per le sue azioni.
La dipendente, esausta ed esasperata dall’ennesimo appostamento, ha allertato i poliziotti di pattuglia nello scalo. Gli agenti hanno colto il giovane sul fatto mentre violava le prescrizioni del giudice, eseguendo la misura della custodia cautelare in carcere.

