Aria condizionata nel 40% delle scuole marchigiane contro il 10% nazionale: il peso del sisma

Aria condizionata nel 40% delle scuole marchigiane contro il 10% nazionale: il peso del sisma
Aria condizionata nel 40% delle scuole marchigiane contro il 10% nazionale: il peso del sisma

Il rientro a scuola accompagnato da ondate di calore riaccende il dibattito sulle condizioni degli istituti italiani. Con le temperature interne che sfiorano frequentemente i 30 gradi, fare lezione diventa una prova di resistenza per docenti e alunni.

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Davide Falcioni

I sistemi di raffrescamento restano un miraggio per la stragrande maggioranza della popolazione scolastica. Il dossier “L’estate addosso”, pubblicato dal think-tank Tortuga, certifica che appena il 10% degli edifici scolastici del Paese dispone di impianti di climatizzazione.

In regioni come Piemonte, Basilicata e Umbria il dato precipita al 5%, lasciando scoperte quasi tutte le aule durante i mesi più caldi dell’anno.

L’eccezione delle Marche e il legame con il terremoto

Nel panorama nazionale spicca il dato delle Marche, dove la percentuale di plessi climatizzati tocca il 40%. Si tratta del valore più alto registrato sull’intero territorio italiano.

Questo primato non deriva da un piano mirato contro il cambiamento climatico, ma dalle conseguenze del sisma del 2016. L’obbligo di ricostruire da zero o adeguare profondamente gli immobili distrutti ha portato all’installazione di impianti moderni.

Come rileva l’analisi di Tortuga, concentrare nuove costruzioni in una regione di dimensioni ridotte alza sensibilmente la percentuale statistica complessiva. Persiste inoltre un paradosso geografico: le strutture riqualificate si trovano in gran parte nell’entroterra appenninico colpito dallo spopolamento, con poche iscrizioni, mentre le scuole della fascia costiera rimangono prive di aria condizionata.

Il monitoraggio sui cantieri scolastici nel cratere

A dieci anni dagli eventi sismici, il percorso di recupero degli istituti procede a ritmi controversi. Il report “Dieci anni dopo: i dati raccontano”, diffuso da ActionAid, segnala forti criticità all’interno dei 44 Comuni maggiormente danneggiati.

Dall’indagine emerge che, su 63 interventi previsti per le scuole, il 59% risultava ancora fermo prima dell’effettiva apertura delle gare o dei cantieri. L’attesa media calcolata dall’assegnazione del codice unico di progetto (CUP) supera i cinque anni e mezzo.

Il confronto con i numeri della Struttura Commissariale

La gestione guidata dal commissario straordinario Guido Castelli, subentrato a Giovanni Legnini, contesta i rilievi di ActionAid definendoli fondati su dati non aggiornati. Per la struttura commissariale, catalogare come bloccati i progetti arrivati alla fase di gara o con piano esecutivo approvato falsa l’avanzamento reale.

Il “Rapporto sulla ricostruzione” aggiornato al 2026 indica che gli ordini di attivazione scolastici sono saliti a 197 rispetto ai 125 dell’anno precedente, con una crescita del 57,6%. Su un piano complessivo di 459 interventi finanziati con 1,6 miliardi di euro, circa il 43% delle opere per le scuole risulta formalmente avviato, mentre il 40% dei cantieri pubblici generali è concluso o operativo.

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