Fino a 80 litri al giorno per capo: perché i pascoli alpini sono pieni di vecchie vasche da bagno

Fino a 80 litri al giorno per capo: perché i pascoli alpini sono pieni di vecchie vasche da bagno
Fino a 80 litri al giorno per capo: perché i pascoli alpini sono pieni di vecchie vasche da bagno

Camminando sui sentieri di alta quota tra Alpi e Appennini, la loro sagoma smaltata balza subito all’occhio: vecchie vasche da bagno di ghisa o ceramica, sradicate da abitazioni dismesse e sistemate in mezzo ai prati.

Non si tratta di discariche abusive a cielo aperto, ma di un espediente rustico e diffuso per garantire la sopravvivenza del bestiame durante i mesi estivi.

Il fabbisogno idrico in quota: fino a 80 litri a capo

Sui pascoli montani l’approvvigionamento idrico resta la priorità logistica principale per gli allevatori. In alpeggio una singola vacca arriva a consumare tra i 50 e gli 80 litri di acqua ogni giorno, con oscillazioni legate all’umidità dell’erba consumata.


Una vasca da bagno utilizzata come punto di abbeverata per le vacche al pascolo.

Luca Battaglini, docente ordinario di Alpicoltura ed Etica e benessere animale all’Università degli Studi di Torino, evidenzia come la genetica influisca sulle necessità fisiologiche. Le razze rustiche locali gestiscono meglio le scorte corporee, mentre i capi a elevata selezione metabolizzano più rapidamente e disperdono volumi d’acqua maggiori con la sudorazione e la respirazione.

I bovini devono bere fino a cinque o sei volte al giorno. Quando le temperature salgono, la disponibilità di fonti distribuite evita cammini estenuanti alle mandrie.

Il rischio di sovraccarico e degrado del terreno

Il sistema idraulico delle vasche riciclate varia in base alla morfologia del terreno. Spesso i recipienti intercettano l’acqua piovana o vengono collegati tramite tubi flessibili a sorgenti situate più a monte; altre volte l’acqua viene trasportata sul posto con botti mobili.


Un vecchio abbeveratoio smaltato posizionato lungo un prato montano.

Disporre di un unico punto di raccolta presenta controindicazioni per la tenuta del suolo. La convergenza di molti capi nello stesso raggio provoca il calpestio eccessivo della cotica erbosa e l’accumulo di deiezioni.

Il conseguente picco di nitrati impoverisce la qualità del pascolo, agevolando la proliferazione di erbe infestanti e alterando l’ecosistema floristico originario.

I rischi igienici dell’acqua stagnante

L’assenza di galleggianti o di ricambio continuo genera problemi di salubrità. In molti alpeggi le vasche vengono riempite all’inizio della stagione e raramente svuotate o disinfettate.


Vasca metallica di recupero adibita a riserva idrica per il bestiame.

L’esposizione prolungata all’aria favorisce la comparsa di alghe, colonie batteriche e parassiti, trasformando una risorsa essenziale in un pericolo sanitario per gli animali.

La transizione verso modelli tecnologici e sostenibili

Le soluzioni per superare l’uso di sanitari dismessi sono già operative in diversi comparti alpini, a partire dai modelli in polietilene leggero e antiurto dotati di galleggianti automatici.


Sistemi di abbeverata e contenitori distribuiti nei pascoli alpini.

Riscuotono interesse anche i sistemi ad azionamento meccanico: l’animale preme con il muso una valvola a tazza che rilascia acqua fresca istantanea proveniente da condutture protette o serbatoi chiusi, azzerando la stagnazione.

Battaglini evidenzia il divario con realtà come la Francia, dove questi impianti moderni sono inseriti capillarmente nei piani di miglioramento pascoli. Nelle aree in cui gli animali bevono solo prima di uscire dalla stalla e al rientro, la vecchia vasca da bagno resta una risposta d’emergenza migliore del nulla, ma richiede piani economici mirati per essere sostituita.

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