La casa circondariale di Foggia ha raggiunto un tasso di sovraffollamento del 220%. Una cifra insostenibile che trasforma la detenzione quotidiana in un percorso privo di qualsiasi prospettiva rieducativa.
A puntare il dito contro le condizioni del penitenziario pugliese è la delegazione dell’associazione ‘Nessuno Tocchi Caino’, guidata da Sergio D’Elia, Rita Bernardini, Norberto Guerriero ed Elisabetta Zamparutti. Il gruppo ha ispezionato la struttura insieme ai rappresentanti de L’Altra Psicologia, alla Camera Minorile e all’assessore comunale alla Legalità Giulio De Santis.
La bocciatura delle condizioni detentive
La tappa foggiana ha aperto ufficialmente il tour di monitoraggio negli istituti di pena della Puglia. Le conclusioni della visita sono state poi condivise durante un incontro al Piccolo Teatro Impertinente di via Castiglione, organizzato con la Camera Penale di Capitanata presieduta da Massimiliano Mari, in occasione del decennale della morte di Marco Pannella.
Il quadro rilevato all’interno dei reparti è critico. Secondo D’Elia, esiste una netta frattura tra la funzione costituzionale della pena e la realtà materiale degli spazi detentivi.
“Non c’è coerenza fra mezzo e fine. Il fine è la riabilitazione, la rieducazione. Il mezzo, cioè quel luogo, per come è strutturato, contraddice il fine, lo pregiudica e lo tradisce”, ha ribadito il segretario dell’associazione. “Che opera di riabilitazione puoi fare in un luogo che abbruttisce?”.
I provvedimenti per svuotare le celle
Per arginare l’emergenza immediata, l’associazione sollecita il legislatore a intervenire con strumenti straordinari di clemenza e deflazione processuale.
L’amnistia viene indicata come la via maestra per azzerare i procedimenti pendenti che paralizzano i tribunali, mentre l’indulto servirebbe a decongestionare direttamente le celle. Misure necessarie per evitare nuove sanzioni da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha già condannato l’Italia per trattamenti inumani e degradanti.
La liberazione anticipata speciale
Accanto a questi provvedimenti, la proposta concreta messa sul tavolo riguarda la liberazione anticipata speciale. L’ipotesi prevede di alzare da 45 a 75 giorni per ogni semestre detentivo lo sconto di pena riservato a chi mantiene una regolare condotta.
Si tratterebbe, nelle intenzioni dei promotori, di un meccanismo rapido ed efficace per premiare la partecipazione attiva al percorso carcerario anche all’interno di ambienti segnati dal sovraffollamento cronico.

