Caso Kata, la Procura di Firenze chiede l’archiviazione: zero elementi contro gli zii

Caso Kata, la Procura di Firenze chiede l'archiviazione: zero elementi contro gli zii
Caso Kata, la Procura di Firenze chiede l'archiviazione: zero elementi contro gli zii

La Procura di Firenze ha formalizzato la richiesta di archiviazione per l’inchiesta sulla scomparsa di Kataleya Mia Alvarez Chicclo, la bambina di origini peruviane nota come Kata.

L’atto, depositato dalla pm Christine Von Borries e sottoscritto dalla procuratrice capo Rosa Volpe in data 9 settembre 2026, fissa un punto fermo sulle indagini: “Non ci sono i presupposti per sostenere l’accusa in giudizio”.

La posizione degli indagati e le contestazioni

Il fascicolo della magistratura vedeva iscritti nel registro degli indagati due parenti stretti della bambina: lo zio materno Abel Argenis Vasquez e lo zio paterno Marlon Chicclo.

A entrambi gli uomini gli inquirenti contestavano il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione.

Le ulteriori accuse nei confronti di Abel e Marlon

Sulla figura di Abel pendevano ulteriori addebiti legati ai reati di maltrattamenti in famiglia e abbandono di minore. A carico di Marlon erano state invece ipotizzate le accuse di violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo.

Nel documento di 60 pagine redatto dai pubblici ministeri si evidenzia come per i maltrattamenti e l’abbandono ascritti ad Abel non risultino depositate denunce. Riguardo alla posizione di Marlon, la Procura rileva l’assenza di riscontri agli indizi preliminari, escludendo la presenza di elementi idonei a sostenere una probabile condanna in sede dibattimentale.

La sparizione dall’ex hotel Astor

Kata è svanita nel nulla nel 2023, all’età di cinque anni, dall’ex hotel Astor di via Maragliano a Firenze, all’epoca occupato abusivamente da decine di famiglie.

Le telecamere di sicurezza acquisite all’epoca registrarono la bambina mentre giocava nel cortile interno, ma nessun fotogramma ha mai immortalato il suo passaggio attraverso le uscite principali. L’ipotesi investigativa principale rimane quella dell’allontanamento forzato attraverso passaggi non coperti dai sistemi di videosorveglianza.

Gli accertamenti si sono concentrati a lungo sulle dinamiche interne allo stabile, analizzando il racket delle stanze, i presunti taglieggiamenti e il traffico di sostanze stupefacenti. Nelle conclusioni depositate dalla Procura emerge che, oltre all’impossibilità di procedere contro gli indagati, mancano elementi utili a identificare ulteriori soggetti responsabili della sparizione.

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