30 giorni a piedi e senza cellulare per azzerare i reati: il metodo che salva i ragazzi difficili

30 giorni a piedi e senza cellulare per azzerare i reati: il metodo che salva i ragazzi difficili
30 giorni a piedi e senza cellulare per azzerare i reati: il metodo che salva i ragazzi difficili

Un mese intero di cammino sui sentieri di montagna, senza smartphone e lontani da qualsiasi legame abituale, affiancati unicamente da un accompagnatore adulto. È questa la formula con cui l’associazione Lunghi Cammini interviene dal 2016 per offrire una via d’uscita concreta ad adolescenti tra i 14 e i 18 anni segnati da crisi personali profonde o da problemi con la giustizia.

Fondata da Isabella Zuliani sul modello dell’associazione francese Seuil, creata dallo scrittore Bernard Ollivier, l’iniziativa italiana punta sulla fatica del viaggio a piedi come strumento pedagogico di rottura. Le storie nate da questo metodo hanno ispirato anche il cinema, arrivando nelle sale con il film francese Santiago – Un cammino per ricominciare, diretto da Yann Samuell.

La marcia nei progetti di messa alla prova

Per i minorenni coinvolti in procedimenti penali, l’esperienza di trenta giorni può essere inserita all’interno dell’istituto della messa alla prova. Il processo viene temporaneamente congelato: se il ragazzo porta a termine il cammino rispettando gli accordi, il giudice estingue formalmente il reato, ripulendo il casellario giudiziario.

La partenza avviene senza preavvisi sul carattere dell’altro: il giovane e l’accompagnatore, selezionato tramite criteri rigorosi di equilibrio emotivo e resistenza, si incontrano solo il giorno del via. Spetta unicamente al ragazzo decidere se e quando raccontare il proprio vissuto durante la marcia.

La regola dell’isolamento e la gestione della fatica

Durante il tragitto non sono ammessi telefoni cellulari né contatti con il contesto familiare e amicale di provenienza. La fatica quotidiana impone un confronto immediato con la realtà fisica: vesciche da curare, disidratazione da prevenire e zaini pesanti da trasportare costringono a una cura di sé che molti adolescenti hanno smesso di praticare.

I percorsi si snodano sulle grandi vie storiche e naturalistiche della Penisola, tra cui il cammino “Di qui passò Francesco”, le “Terre mutate” e la via di San Benedetto.

Dalle ferite personali alla rinascita: la testimonianza di Martina

Martina aveva sedici anni quando la sua psicologa le ha suggerito di affrontare il cammino per uscire da una spirale di abbandono scolastico e autolesionismo. Ha percorso le tratte appenniniche insieme a Francesco, il suo accompagnatore, coprendo l’itinerario delle Terre mutate e parte del cammino francescano.

«All’inizio mettevo una felpa per nascondermi, pensavo che le persone conoscessero solo Martina che stava male», racconta la ragazza. La svolta è arrivata affrontando il dolore fisico e trovando il coraggio di confrontarsi con i viandanti incrociati lungo la strada.

A sei anni da quella marcia, Martina ha mantenuto il trekking come abitudine fondamentale di vita. Dopo aver percorso la via da Bologna a Firenze con il padre, ha completato in solitaria i circa 800 chilometri da Saint-Jean-Pied-de-Port fino a Santiago di Compostela.

Il riscatto penale di Adam dopo la solitudine e i reati

Arrivato in Italia dall’Albania a soli dodici anni senza i genitori, Adam è finito nei guai con la legge a causa di cattive frequentazioni nate per colmare un profondo isolamento sociale. Preso in carico dai servizi sociali, ha accettato la sfida di percorrere l’intero itinerario “Di qui passò Francesco” e parte del cammino di San Benedetto insieme all’accompagnatore Matteo e al cane Rocky.

Nonostante la fatica, la rabbia iniziale e i momenti di scontro verbale lungo il tracciato, il ragazzo ha mantenuto la promessa fatta alla sorella e all’assistente sociale di arrivare fino all’ultima tappa. Durante la marcia ha iniziato a scrivere testi rap e a ridefinire le priorità personali, imparando ad accettare le critiche costruttive.

Al termine dei trenta giorni di marcia e al compimento dei diciotto anni, Adam ha trovato un impiego e si è iscritto alle scuole serali, pedalando per quaranta minuti in sella a una bici elettrica per raggiungere le lezioni dopo i turni di lavoro. Con la promozione alla classe quarta e l’udienza finale per l’estinzione del fascicolo penale fissata per la fine di settembre, il suo percorso giudiziario è giunto alla definitiva chiusura.

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