Ghiacciaio della Marmolada a 83 ettari: crepacci colmi d’acqua e allerta stabilità

Rilievi scientifici sul fronte del ghiacciaio della Marmolada sulle Dolomiti
I rilievi dell'ottava Campagna glaciologica documentano la rapida riduzione del ghiacciaio della Marmolada.

Il ghiacciaio della Marmolada è sceso alla superficie record di appena 83 ettari, perdendo 9 ettari in soli dodici mesi e mostrando crepacci colmi d’acqua di fusione sopra la nicchia del crollo del 2022. I rilievi più recenti certificano un arretramento medio frontale di 23 metri e l’azzeramento del permafrost in quota, delineando un quadro idrologico e strutturale che impone massima attenzione agli escursionisti.

I dati raccolti sul massiccio descrivono una frammentazione rapida e profonda del maggiore apparato glaciale delle Dolomiti. Rispetto ai 92 ettari rilevati l’anno precedente e ai 100 ettari misurati nel 2023, la contrazione supera il 10% in un singolo ciclo stagionale. La situazione più marcata si osserva lungo il settore occidentale, dove uno dei capisaldi di controllo ha evidenziato un arretramento di 120 metri in due anni, portando il margine del ghiaccio oltre quota 2.900 metri.

Le misurazioni sul campo arrivano dall’ottava Campagna glaciologica partecipata, promossa dal Museo di Geografia dell’Università di Padova insieme a tecnici dell’ARPAV, alla Fondazione Glaciologica Italiana e a una trentina di volontari tra i 16 e i 75 anni.

«I dati raccolti quest’anno aggravano la tendenza già evidente negli ultimi decenni, segnando un nuovo record negativo di riduzione di superficie del ghiacciaio, che in un anno ha perso 9 ettari scendendo ad un totale di 83 ettari rispetto ai 92 dello scorso anno, ormai ben lontano dai 100 ettari del 2023. Si tratta di una perdita record che avevamo registrato solo nel 2022, con il tragico crollo del ghiacciaio. Se si ripetono estati come quella appena trascorsa, il ghiacciaio potrebbe avere solo una decina d’anni di vita».

Acqua nei crepacci e permafrost: cosa rivelano i monitoraggi di sicurezza

La stabilità delle masse glaciali dipende dall’interazione tra fessure strutturali, roccia sottostante e circolazione idrica interna. Durante i sopralluoghi estivi, gli esperti hanno individuato abbondante acqua di fusione all’interno delle spaccature situate a monte della parete da cui si staccò la valanga di ghiaccio e roccia nel luglio 2022, costata la vita a 11 persone.

La presenza di acqua liquida nelle cavità profonde esercita una notevole pressione idrostatica, riducendo l’attrito e indebolendo la coesione meccanica dell’intero apparato residuo.

«È la stessa condizione che i nostri studi avevano individuato all’origine del crollo».

Alla degradazione del ghiaccio superficiale si somma la perdita del permafrost, il collante naturale che stabilizza le pareti rocciose d’alta quota. I sensori della stazione di monitoraggio del Piz Boè indicano l’assenza totale di terreno congelato a qualsiasi profondità misurata, confermando una progressiva fragilità dei versanti rocciosi circostanti.

Caldo record in quota: i dati termici della stazione ARPAV

Il motore di questa trasformazione accelerata è legato alle temperature estreme registrate sulle vette dolomitiche. I termometri hanno rilevato un’anomalia termica superiore a 3 °C rispetto alle medie storiche durante il mese di agosto, esaurendo la copertura nevosa invernale già alla fine di luglio.

«L’estate 2026 si è rivelata la più calda in quota sulle Dolomiti almeno dal 1991, superando per persistenza e temperature medie anche quella del 2003».

Presso la stazione ARPAV di Punta Rocca, situata a 3.250 metri di altitudine, la colonnina di mercurio è scesa sotto lo zero soltanto in tre occasioni per tutto il mese di agosto, toccando una minima assoluta di appena -0,6 °C. In nessuna giornata la temperatura media giornaliera ha fatto segnare un valore negativo, alimentando un processo continuo di ablazione.

Parametro monitorato Valore rilevato
Superficie attuale complessiva 83 ettari (-9 ettari in un anno)
Arretramento medio della fronte 23 metri (contro gli 8 metri precedenti)
Arretramento fronte occidentale 120 metri nell’arco di due anni
Quota minima fronte occidentale Oltre 2.900 metri
Minime sottozero a Punta Rocca (3.250 m) 3 giornate in agosto (minima -0,6 °C)
Stato del permafrost al Piz Boè Terreno gelato assente a ogni profondità

Mito e realtà: il caldo estivo annuncia un crollo imminente?

Una convinzione diffusa suggerisce che qualsiasi ondata di calore prolungata debba tradursi automaticamente e a breve termine in un distacco catastrofico. La dinamica reale dei dissesti glaciali è ben più complessa e non segue schemi lineari o calendari prefissati.

Come documentato dalle analisi scientifiche pubblicate su Geophysical Research Letters, il collasso del 2022 fu l’esito di una convergenza specifica di geometria dei versanti, rete preesistente di fratture interne e forti pressioni idrauliche. Quella porzione si era isolata dal corpo centrale già nel 2012.

La presenza di crepacci saturi d’acqua e la perdita di permafrost indicano una chiara vulnerabilità strutturale, ma non consentono di prevedere l’istante esatto di una rottura. Richiedono invece un monitoraggio integrato e una rigorosa pianificazione della sicurezza per chi frequenta le alte vie.

Trasformazione del paesaggio e pressione delle infrastrutture

Mentre la copertura glaciale naturale si assottiglia esponendo fasce rocciose e detriti morenici, il comprensorio montano vive una profonda contraddizione gestionale. L’unica porzione di neve rimasta integra sul pendio è quella protetta artificialmente dai teli geotessili utilizzati per conservare i tracciati sciistici.

Sui versanti proseguono gli investimenti per condutture idriche, cannoni sparaneve e infrastrutture dedicate allo sci alpino. Studiosi dell’Università di Padova evidenziano come la dipendenza economica dagli sport invernali tradizionali rischi di scontrarsi con l’inevitabile mutamento climatico e morfologico della montagna, sacrificando ampie porzioni di paesaggio protetto.

💚 Comprendere l’evoluzione della nostra montagna è il primo passo per frequentarla in modo consapevole e sicuro.

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