I rincari dell’alta stagione spingono un numero crescente di viaggiatori a posticipare le ferie al mese di settembre. La combinazione di temperature miti e spiagge meno affollate si traduce in un netto risparmio economico, in particolare sulla spesa per gli alloggi.
Francesca Baranello
Il calo delle tariffe per case e appartamenti
Secondo i dati dell’Istituto Demoskopika, i mesi centrali dell’estate hanno registrato rincari medi di 2,86 euro per singolo pernottamento e di 12,50 euro per l’intero soggiorno rispetto all’anno precedente. A settembre il mercato registra un’inversione di rotta.
I listini delle strutture ricettive scendono tra il 15% e il 30% a seconda della tipologia di alloggio e della destinazione. Nelle località balneari standard una settimana in affitto costa tra i 300 e i 390 euro, con canoni mensili che si attestano attorno ai 1.500 euro.
Anche le mete più esclusive vedono ridursi i prezzi, rendendo accessibili destinazioni solitamente proibitive per i nuclei familiari.
Le destinazioni balneari e l’interesse per città e montagna
I dati raccolti dall’Osservatorio Confturismo-Confcommercio con Swg indicano che il 41% dei vacanzieri di settembre sceglie località costiere. Non si tratta solo di pensionati o coppie, ma anche di famiglie che scelgono la tranquillità di fine stagione.

Le coste più richieste
In Sicilia le preferenze si concentrano sulla fascia occidentale, Lampedusa e Pantelleria, dove il meteo favorevole garantisce giornate estive piene. In Puglia i flussi si dividono tra Salento e Gargano, mentre in Sardegna le aree di maggiore interesse sono la Gallura e il Sud-Est.
Tra le mete marittime spicca anche la Calabria, con forte affluenza lungo la Costa degli Dei e a Tropea.
Le mete alternative mantengono comunque quote significative: il 26% dei turisti sceglie le città d’arte, mentre la montagna raccoglie il 18% delle preferenze complessive.


