L’inizio dell’autunno meteorologico, fissato convenzionalmente al 1° settembre, non coincide con la fine del grande caldo. Le proiezioni del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF) indicano un mese diviso in due scenari completamente divergenti.
Tra il 3 e il 7 settembre la penisola affronterà la sesta ondata di calore della stagione. L’ingresso di correnti fredde sul bacino del Mediterraneo avverrà solo a partire dal 13 settembre.
Prima decade di settembre: anticiclone subtropicale e mari caldi
La stabilità atmosferica dei primi dieci giorni del mese sarà garantita dalla risalita di una massa d’aria di origine sahariana. A una quota di 1500 metri le temperature toccheranno i +20/23°C su Spagna, Francia, Svizzera e Italia.
Il surriscaldamento del Mar Mediterraneo amplifica il fenomeno: le acque superficiali registrano anomalie fino a 5 °C sopra la media stagionale. Questa condizione impedisce la dispersione termica notturna, mantenendo minime elevate sia lungo i litorali sia nelle pianure interne.
Configurazione del promontorio subtropicale in estensione verso l’Europa centrale e l’Italia.
Le aree maggiormente esposte ai picchi di temperatura
Al Centro-Sud e sulle Isole Maggiori le massime si attesteranno stabilmente tra i 35°C e i 37°C, con valori superiori nelle aree interne di Sicilia, Sardegna e Puglia.
Al Nord la colonnina di mercurio toccherà i 35-36°C su Emilia-Romagna, Lombardia orientale e basso Veneto. A Milano i modelli evidenziano il rischio concreto di infrangere i primati storici di temperatura massima per il mese di settembre.

La rottura stagionale dal 13 settembre
I primi segnali di cedimento della struttura anticiclonica si manifesteranno attorno al 9-10 settembre con l’ingresso di correnti atlantiche più fresche a partire dal Nord.
Il vero cambio di circolazione è atteso tra il 13 e il 14 settembre. Il collasso definitivo del promontorio africano aprirà la strada a una discesa di masse d’aria fredda di origine settentrionale verso l’Italia.
Il pericolo di nubifragi e fenomeni estremi
L’impatto dell’aria fredda in quota con l’enorme quantità di calore e umidità accumulata dal Mediterraneo genererà elevati indici di CAPE (energia potenziale convettiva disponibile).
- Formazione di temporali a supercella e linee di instabilità marcate.
- Rischio di sistemi temporaleschi autorigeneranti ad alto potenziale di allagamento.
- Possibilità di grandinate con chicchi di grosse dimensioni e violente raffiche di downburst.
L’evoluzione richiederà il monitoraggio delle future emissioni modellistiche per definire la rotta precisa delle perturbazioni e la distribuzione dei fenomeni più intensi.


