A 81 anni scopre un filo metallico nel cuore: era lì dal bypass di 24 anni prima

Rappresentazione di un filo chirurgico all'interno delle cavità cardiache
Un elettrodo temporaneo attraversa le cavità cardiache a 24 anni dall'intervento di bypass.

Un uomo di 81 anni si è presentato in cardiologia per una visita di controllo programmata. Non lamentava dolore toracico, affanno né palpitazioni, e continuava ad allenarsi moderatamente cinque volte a settimana.

Il paziente era stato operato nel 2002 con un intervento di bypass per cardiomiopatia ischemica, mantenendo una frazione di eiezione compresa tra il 35 e il 40 per cento. Durante l’ecocardiogramma è però emersa una linea metallica, sottile e immobile, all’interno del muscolo cardiaco.

24 anni dopo il bypass scoprono un filo che attraversa il cuore
24 anni dopo il bypass scoprono un filo che attraversa il cuore

Il percorso dell’elettrodo attraverso tre cavità

Gli accertamenti successivi, condotti tramite ecografia transesofagea e tomografia computerizzata, hanno delineato l’esatta traiettoria del corpo estraneo. Il reperto partiva dall’atrio destro, perforava il setto interatriale, entrava nell’atrio sinistro, oltrepassava la valvola mitrale e terminava la sua corsa nel ventricolo sinistro.

Il filo ha attraversato tre camere cardiache e una valvola senza causare alcuna manifestazione clinica o lesione avvertita dal paziente.

Non si trattava del catetere di un pacemaker, ma di un elettrodo epicardico temporaneo. Questo tipo di filo viene posizionato sulla superficie esterna del cuore durante gli interventi cardiochirurgici per collegare l’organo a uno stimolatore esterno in caso di aritmie post-operatorie.

La gestione dei fili trattenuti in cardiochirurgia

Prima della dimissione del paziente, la procedura standard prevede la rimozione dell’elettrodo tramite una trazione manuale costante. Quando il filo oppone resistenza, forzare il distacco rischia di lacerare le strutture miocardiche e innescare un tamponamento cardiaco fatale.

In queste situazioni il protocollo impone di recidere il filamento a filo della cute, lasciando la porzione interna in sede. La scelta risponde alla necessità di scongiurare complicanze emorragiche immediate.

A 81 anni scopre un filo metallico nel cuore: era lì dal bypass di 24 anni prima

La maggior parte degli elettrodi trattenuti rimane stabile per l’intera vita del paziente. Più raramente il materiale estraneo può spostarsi nel corso degli anni, erodere le pareti interne o migrare nei distretti vascolari.

I rischi della rimozione e il nodo della terapia

La presenza del corpo metallico nella parte sinistra del cuore espone al rischio potenziale di tromboembolie cerebrali, endocarditi batteriche o lesioni all’apparato valvolare. Nel caso in esame, le indagini non hanno evidenziato trombi né alterazioni emodinamiche.

Il team multidisciplinare ha valutato i pericoli legati a un’estrazione chirurgica o percutanea. A distanza di 24 anni dall’impianto, il metallo risultava inglobato nei tessuti e un tentativo di estrazione avrebbe rischiato di provocare danni gravissimi.

I medici hanno quindi optato per un monitoraggio attivo senza intervenire sul filo. La somministrazione iniziale dell’anticoagulante apixaban è stata interrotta dopo quattro giorni per la comparsa di feci nere, sostituendola con il regime preesistente a base di aspirina e clopidogrel.

A distanza di un anno dalla diagnosi, il paziente è rimasto privo di sintomi ed esegue controlli ecocardiografici semestrali.

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