Corpo a 41 °C e fino a 500 respiri al minuto: ecco come i piccioni resistono all’asfalto rovente

Piccioni che affrontano il caldo sull'asfalto cittadino
I meccanismi fisiologici permettono ai piccioni di sopportare l'asfalto surriscaldato.

piccioni e caldo
Piccioni e caldo.

Mentre l’asfalto cittadino supera i 38 °C ad agosto e costringe i passanti a cercare riparo all’ombra, i piccioni continuano a camminare impassibili sulle superfici roventi. Dietro questa apparente indifferenza non c’è incoscienza, ma una configurazione fisiologica radicalmente diversa da quella umana.

Il corpo del piccione comune (Columba livia) lavora a una temperatura basale compresa tra i 40 e i 42 °C, con una media standard attorno ai 41 °C. Quella che per un essere umano rappresenta una condizione clinica di grave ipertermia, per il volatile è il range operativo quotidiano.

Il vantaggio termico rispetto all’ambiente circostante

Uno studio pubblicato sul Journal of Applied Physiology nel 1987 ha analizzato in dettaglio questa resistenza termica. Il segreto primario risiede nel gradiente termico tra l’animale e l’aria circostante.

Quando la temperatura esterna raggiunge i 38 °C, il corpo umano inizia ad assorbire calore dall’ambiente perché l’aria supera i canonici 37 °C corporei. Per il piccione la dinamica resta opposta: l’aria a 38 °C risulta ancora più fresca dei suoi 41 °C interni, consentendo una dispersione passiva del calore.

Il raffreddamento cutaneo privo di ghiandole sudoripare

Gli uccelli non possiedono ghiandole sudoripare e non possono produrre sudore. Hanno sviluppato un processo di evaporazione cutanea in cui l’acqua corporea attraversa i tessuti cutanei ed evapora a contatto con l’aria, sottraendo calore all’organismo.

Nelle ore più torride gli esemplari assumono posture specifiche per ottimizzare questo scambio. Sollevano leggermente il piumaggio, allontanano le ali dai fianchi ed espongono il dorso, massimizzando l’area superficiale esposta all’aria.

Corpo a 41 °C e fino a 500 respiri al minuto: ecco come i piccioni resistono all'asfalto rovente

Le risposte respiratorie estreme

Se l’evaporazione dalla pelle non basta a compensare il carico termico, il piccione attiva strategie respiratorie rapide. La prima è il gular fluttering, una vibrazione frenetica dei muscoli della gola a becco aperto che favorisce il passaggio d’aria sulle mucose umide.

La seconda è il panting, un ansimare serrato che può spingersi oltre i 500 atti respiratori al minuto. Questa ventilazione forzata comporta un elevato dispendio metabolico, altera l’equilibrio dei gas sanguigni e aumenta sensibilmente il rischio di disidratazione.

La tolleranza nei soggetti acclimatati

I piccioni residenti in contesti urbani molto caldi sviluppano una notevole capacità di acclimatazione. Test condotti in camere termiche di laboratorio hanno dimostrato che individui acclimatati mantengono stabili i 41 °C interni persino esposti ad aria tra i 50 e i 60 °C, facendo leva quasi interamente sull’evaporazione cutanea.

Questa efficienza non li rende immuni al colpo di calore. Onde di calore prolungate, combinate all’assenza di fonti idriche o a stati di denutrizione, portano facilmente a collasso e stress termico.

Un piccione debilitato dal calore rimane fermo a terra, respira a becco spalancato anche nelle zone d’ombra e non riesce a spiccare il volo. In questi scenari è opportuno allertare i centri di recupero per animali selvatici, mentre posizionare ciotole d’acqua fresca su davanzali e cortili garantisce un punto di dissetamento essenziale per l’intera avifauna urbana.

Qui condivido consigli utili e lifehack per affrontare al meglio recupero anni, diplomi, debiti ed esami universitari. Istituto Impariamo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *