La scadenza fissata per la riorganizzazione dell’identità digitale italiana è agosto 2027. Entro quella data la Carta d’identità elettronica (CIE) assumerà il ruolo di chiave d’accesso principale ai portali della Pubblica amministrazione, riducendo progressivamente lo spazio riservato allo SPID.
La transizione non avverrà da un giorno all’altro. Lo SPID ha gestito circa 105 milioni di autenticazioni nel solo mese di marzo 2026 per pratiche legate a Fisco, Fascicolo sanitario, scuola e previdenza, rendendo indispensabile un passaggio a tappe per evitare disservizi.
I motivi della svolta statale e le direttive europee
Il cambio di rotta risponde alle normative europee sull’identità digitale, pensate per creare portafogli nazionali compatibili con i servizi pubblici degli altri Stati membri. L’indirizzo politico punta inoltre a centralizzare l’accesso attraverso un documento rilasciato dallo Stato, superando il modello basato su identity provider privati.
Mano appoggia una carta d’identità elettronica su un banco, accanto a uno smartphone, allo sportello comunale.
La CIE integra un microchip a tecnologia Nfc che dialoga con lettori dedicati e smartphone compatibili. Questa architettura costituisce la base su cui si sviluppa IT-Wallet, il portafoglio digitale destinato a raccogliere patente di guida, tessera sanitaria e certificazioni all’interno dell’app IO.
Il ruolo ridotto dello SPID e la questione dei costi
Durante la fase intermedia lo SPID continuerà a funzionare per le consultazioni ordinarie. Le procedure più avanzate e i nuovi servizi della Pubblica amministrazione richiederanno però in modo esclusivo la CIE o le credenziali associate al documento fisico.
A pesare sull’evoluzione del sistema sono anche i costi di gestione. Alcuni provider privati, tra cui Poste Italiane, hanno introdotto formule a pagamento per il mantenimento o il rilascio delle credenziali SPID. La CIE prevede invece una spesa iniziale una tantum versata al Comune per l’emissione, senza canoni periodici per accedere ai portali istituzionali.
Cosa verificare tra PIN, PUK e app IO
Chi possiede ancora la vecchia carta d’identità cartacea deve prenotare l’appuntamento presso l’anagrafe del proprio Comune per richiedere il modello elettronico. Al momento della richiesta e della consegna vengono fornite due metà dei codici di sicurezza PIN e PUK, indispensabili per configurare l’accesso online.
Il controllo operativo richiede uno smartphone dotato di antenna Nfc e l’applicazione CieID. Effettuare in anticipo un accesso di prova all’app IO o a un portale pubblico permette di verificare la corretta lettura del microchip e la validità dei codici, evitando blocchi improvvisi davanti a scadenze sanitarie o fiscali.


