Centinaia di persone a volto coperto bloccano lo scalo marittimo
Il porto di Dover, snodo chiave per i collegamenti marittimi tra il Regno Unito e il continente europeo, è rimasto paralizzato per diverse ore nella mattinata di sabato 5 settembre.
Gruppi composti da centinaia di persone hanno occupato le arterie stradali che conducono direttamente al terminal dei traghetti. Molti partecipanti indossavano abiti scuri, cappucci e passamontagna per celare il volto.
I manifestanti hanno formato catene umane lungo le carreggiate per impedire il transito di camion e automobili, scandendo slogan come “Stop the boats” e “England till I die”.
La mobilitazione sui social e le sigle coinvolte
Secondo quanto riportato dal quotidiano The Guardian e da altre testate britanniche, l’iniziativa è legata al gruppo “Patriot Platform”.
Il fondatore della sigla, Danny Thomas (noto come Danny Tommo), ha trasmesso online le fasi del blocco stradale. Sul proprio portale, l’organizzazione incita apertamente i sostenitori a compiere azioni sul campo.
Il rilancio dell’estrema destra
Alla diffusione dell’evento ha partecipato anche Stephen Yaxley-Lennon, figura di spicco della destra radicale britannica noto con lo pseudonimo di Tommy Robinson.
Yaxley-Lennon ha condiviso i filmati dei disordini sulle proprie piattaforme, incitando altre persone a raggiungere il porto del Kent per rafforzare lo sbarramento.
La reazione del governo e l’intervento della polizia
L’Home Office ha condannato duramente la mobilitazione. Un portavoce del ministero dell’Interno britannico ha ribadito la tutela del diritto di protesta, contestando però le modalità del blocco e i disagi inflitti ai viaggiatori.
La polizia del Kent è intervenuta per disperdere i manifestanti senza effettuare alcun fermo. Gli agenti hanno gestito l’evento come una manifestazione spontanea, confermando che tutti i blocchi sono stati sciolti e il traffico verso i traghetti è tornato regolare entro mezzogiorno.

