Lo studio di Parma su 20 volontari: 45 grammi di Parmigiano portano batteri vivi nell’intestino

Lo studio di Parma su 20 volontari: 45 grammi di Parmigiano portano batteri vivi nell'intestino
Lo studio di Parma su 20 volontari: 45 grammi di Parmigiano portano batteri vivi nell'intestino

Una scaglia di Parmigiano Reggiano non fornisce soltanto proteine concentrate e minerali. Una ricerca condotta dall’Università di Parma e pubblicata sulla rivista scientifica Nature Communications dimostra che specifici microrganismi della filiera casearia riescono ad arrivare vivi nel tratto digerente umano.

L’indagine ha tracciato il percorso del patrimonio microbico partendo dagli allevamenti e dalle stalle fino al prodotto finito, verificandone la presenza nei consumatori.

Il test clinico su 20 volontari e i 165 campioni analizzati

I ricercatori hanno raccolto 165 campioni biologici e ambientali distribuiti in cinque caseifici situati tra le province di Parma e Reggio Emilia. L’analisi metagenomica ha mappato l’impronta microbica del latte, delle strutture produttive e delle forme stagionate.

La fase di verifica sull’uomo ha coinvolto 20 adulti sani, sottoposti a un regime dietetico controllato con 45 grammi giornalieri di Parmigiano Reggiano per una settimana. Dieci partecipanti hanno assunto in parallelo 200 millilitri di latte pastorizzato al giorno, mentre i restanti dieci hanno escluso qualsiasi altro latticino.

Le analisi dei campioni fecali hanno confermato la presenza del batterio Bifidobacterium mongoliense durante i sette giorni di assunzione, con concentrazioni più elevate nel gruppo che consumava anche latte.

Nessuna colonizzazione permanente nell’intestino

Il fenomeno osservato non coincide con un insediamento duraturo. Due settimane dopo l’interruzione della dieta a base di formaggio, la carica di B. mongoliense nei campioni biologici si è ridotta drasticamente fino a scomparire.

I dati indicano un passaggio transitorio legato al consumo dell’alimento, confermato anche nei test condotti con forme stagionate 12 mesi.

Fermenti lattici e probiotici: una distinzione normativa

La presenza di batteri vitali non trasforma automaticamente il formaggio in un probiotico. Per la comunità scientifica, un probiotico deve garantire ceppi identificati, dosaggi precisi ed effetti clinici benefici dimostrati sull’organismo ospite.

Il Parmigiano presenta invece una popolazione batterica complessa e variabile. Durante la lunga maturazione, molte cellule batteriche muoiono o si frammentano, liberando composti che rientrano nell’ambito dei postbiotici.

Questa dinamica microbica non autorizza a considerare il formaggio un rimedio terapeutico contro disbiosi o patologie intestinali.

Profilo nutrizionale e falsi miti sul consumo serale

Una porzione standard domestica si attesta solitamente tra i 20 e i 30 grammi, una quota inferiore rispetto ai 45 grammi usati nella sperimentazione clinica.

Questo quantitativo concentra nutrienti fondamentali per l’organismo:

  • Proteine ad alto valore biologico ricche di amminoacidi essenziali.
  • Calcio, fosforo e vitamina B12 facilmente assimilabili.
  • Tracce minime o nulle di lattosio nei prodotti ben stagionati.

Non esistono riscontri scientifici sul presunto vantaggio di consumare la porzione nelle ore serali. L’orario di assunzione non modifica l’impatto dei microrganismi sul microbiota.

A fronte dell’elevata densità nutritiva, il formaggio apporta quote significative di sodio e grassi saturi. La porzione richiede un controllo rigoroso nei soggetti affetti da ipertensione arteriosa, insufficienza renale cronica o ipercolesterolemia, mentre resta controindicato in caso di allergia alle proteine del latte.

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