Addio a Emma Bonino: si è spenta a 78 anni la leader radicale dei diritti civili

Addio a Emma Bonino: si è spenta a 78 anni la leader radicale dei diritti civili
Addio a Emma Bonino: si è spenta a 78 anni la leader radicale dei diritti civili

Emma Bonino si è spenta all’età di 78 anni. La storica esponente radicale ed europeista si è spenta dopo una lunga convivenza con un tumore ai polmoni diagnosticato circa dieci anni fa.

La malattia era legata al forte tabagismo che l’aveva accompagnata per decenni, un’abitudine condivisa nelle storiche stanze del partito con Marco Pannella, scomparso nel 2016 per la medesima patologia.

All’oncologo Umberto Veronesi aveva promesso di ridurre il consumo, accordandosi per una quota massima di dieci sigarette al giorno. Nel 2023 aveva annunciato la guarigione clinica, prima che una successiva crisi respiratoria ne imponesse un nuovo ricovero ospedaliero.

Nel novembre di un anno fa, una volta dimessa dalla struttura sanitaria, aveva ricevuto a casa la visita a sorpresa di Papa Francesco. Il colloquio con il Pontefice ha segnato il riconoscimento del confronto leale con una figura che ha guidato battaglie spesso avversate dalle gerarchie ecclesiastiche, come il divorzio, l’aborto e il fine vita.

Dalle origini piemontesi alle battaglie per i diritti civili

Cresciuta a Bra, nel cuneese, all’interno di una famiglia di agricoltori poi passata al commercio di legnami, Bonino si era laureata all’Università Bocconi con una tesi incentrata su Malcolm X.

L’approdo al Partito Radicale avvenne nel 1975, traducendosi rapidamente in manifestazioni di piazza, disobbedienza civile e campagne referendarie decisive per l’aborto e contro il nucleare.

Il suo attivismo si estese presto alla richiesta di liberalizzazione delle droghe leggere, alla distribuzione controllata di eroina, all’abolizione globale della pena di morte e alle storiche campagne contro la fame nel mondo e l’uso delle mine antiuomo.

Dalle piazze internazionali alle istituzioni europee

Eletta per la prima volta alla Camera dei deputati nel 1976, Bonino portò il metodo della disobbedienza civile oltre confine. Nel gennaio del 1987 fu arrestata ed espulsa dalla Polonia dopo aver manifestato a Varsavia al fianco del sindacato Solidarność contro il regime del generale Wojciech Jaruzelski.

Nel 1990 venne fermata a New York mentre distribuiva siringhe sterili per contestare le normative sanitarie statunitensi che ne imponevano l’obbligo di prescrizione medica.

Dopo aver ricoperto la presidenza del Partito Radicale tra il 1991 e il 1993 e la segreteria l’anno successivo, nel gennaio 1995 venne designata Commissaria europea su indicazione del primo governo Berlusconi.

Il record elettorale del 1999 e gli incarichi di governo

Già europarlamentare a partire dal 1979, alle elezioni europee del giugno 1999 registrò il risultato politico più rilevante nella storia dei radicali: la Lista Bonino superò l’8,5% dei consensi.

Rimase a Bruxelles fino al maggio del 2006, anno in cui rientrò a Montecitorio con la formazione Rosa nel Pugno per poi assumere l’incarico di ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee nel secondo governo Prodi.

Nel 2008 venne eletta al Senato nelle file del Partito Democratico, assumendo la carica di vicepresidente di Palazzo Madama. Negli anni più recenti aveva proseguito le sue iniziative per i diritti civili e per la cooperazione internazionale, continuando a intervenire nel dibattito pubblico fino agli ultimi giorni.

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