Il quadro epidemiologico sulle arbovirosi in Italia registra 265 casi confermati di Dengue e 594 contagi da West Nile Virus, confermando una diffusione articolata tra infezioni contratte all’estero e trasmissioni locali. L’ultimo bollettino elaborato dall’Istituto Superiore di Sanità segnala inoltre 41 decessi legati al West Nile, mentre per la Dengue non si rileva alcuna vittima, delineando uno scenario sotto costante osservazione sanitaria lungo tutta la penisola.
La trasmissione dei virus veicolati da zanzare e vettori alati continua a mostrare dinamiche differenti a seconda del patogeno considerato. Accanto alle infezioni d’importazione legate ai viaggi internazionali, emergono catene di contagio autoctone che richiedono interventi tempestivi di disinfestazione e sorveglianza entomologica mirata nei singoli comuni interessati.
Dengue e Chikungunya: il bilancio tra viaggi e focolai autoctoni
Dei 265 casi confermati di infezione da virus Dengue, la maggioranza assoluta riguarda persone rientrate da soggiorni all’estero, con il 56% delle esposizioni registrate nelle Maldive. Il dato più rilevante per le autorità sanitarie è però la presenza di 24 contagi autoctoni, privi cioè di una storia recente di viaggio fuori dai confini nazionali.
La sorveglianza ha localizzato con precisione due specifici episodi di trasmissione locale sul territorio:
- Focolaio in Toscana: 20 casi confermati di infezione, tutti sintomatici, circoscritti a un comune situato all’interno della provincia di Livorno.
- Focolaio in Puglia: 4 casi confermati e sintomatici, rilevati in alcuni comuni della provincia di Lecce.
Per entrambi gli eventi epidemiologici sono in corso approfondite indagini sul campo e capillari attività di contrasto ai vettori per spezzare tempestivamente la catena di trasmissione.
Chikungunya, Zika e Usutu virus nel Paese
Sul fronte degli altri patogeni monitorati, il sistema nazionale segnala 25 casi confermati di Chikungunya. Anche in questa circostanza la quasi totalità deriva dall’estero, con il 42% delle infezioni riconducibili a viaggi nelle Seychelles, a fronte di un solo caso autoctono documentato e nessun decesso. Si aggiungono 3 infezioni da Zika virus, interamente importate, e 12 notifiche relative all’Usutu virus, distribuite tra Lombardia (7 casi), Emilia-Romagna (1), Marche (1), Lazio (1), Piemonte (1) e Veneto (1).
Un errore molto comune è considerare le punture di zanzara come un semplice fastidio estivo, ignorando che le specie vettori presenti sul territorio possono veicolare agenti patogeni specifici anche lontano dalle aree tropicali.
West Nile Virus: letalità e diffusione provinciale
Il report evidenzia un incremento sostanziale per il West Nile Virus, passato da 521 a 594 casi confermati nell’uomo. Tra questi, 306 soggetti hanno sviluppato la forma neuroinvasiva della malattia, che include 5 casi contratti all’estero tra Maldive, Francia, Belgio, Grecia e Paesi Bassi.
I controlli di sicurezza trasfusionale hanno permesso di intercettare 81 casi del tutto asintomatici tra i donatori di sangue, evitando rischiose contaminazioni nella filiera medica. Altri 202 pazienti hanno manifestato la classica sindrome febbrile, mentre 4 persone hanno mostrato sintomi differenti e una è risultata asintomatica.

| Parametro clinico | Dati registrati dal monitoraggio |
|---|---|
| Casi confermati totali | 594 casi nell’uomo |
| Forme neuroinvasive | 306 infezioni |
| Identificati tra donatori | 81 asintomatici |
| Casi con sindrome febbrile | 202 manifestazioni |
| Decessi complessivi | 41 (incluso un caso importato) |
| Letalità forme neuroinvasive | 13,3% sulle autoctone confermate |
| Province con circolazione attiva | 79 province in 19 Regioni |
La circolazione del West Nile copre ormai gran parte dell’Italia, estendendosi a 79 province distribuite in 19 Regioni. Rispetto al periodo analogo dell’anno precedente, quando si contarono 582 casi e 39 vittime, l’indice di letalità calcolato sulle forme neuroinvasive autoctone si attesta al 13,3%, in lieve flessione rispetto al 15,0% registrato in precedenza.
Miti diffusi e prevenzione quotidiana
Molti ritengono erroneamente che il rischio di infezione da arbovirosi sia limitato ai boschi o alle paludi isolate, ma la realtà scientifica smentisce questa convinzione. Le zanzare appartenenti al genere Culex e Aedes trovano habitat ideali negli ambienti urbani e periurbani, sfruttando ogni minimo ristagno d’acqua nei giardini privati, nei terrazzi e nei sottovasi per riprodursi a ritmi serrati.
- Eliminare l’acqua stagnante: svuotare regolarmente sottovasi, secchi, annaffiatoi e teli plastici all’esterno delle abitazioni.
- Proteggere gli accessi domestici: installare o manutenere le zanzariere alle finestre e limitare l’apertura delle porte nelle ore di massima attività degli insetti.
- Utilizzare repellenti cutanei: applicare formulazioni autorizzate seguendo le istruzioni d’uso, soprattutto durante le uscite all’aperto all’alba e al tramonto.
- Manutenzione di tombini e grondaie: trattare i pozzetti con pastiglie larvide e rimuovere foglie o detriti che impediscono il regolare deflusso idrico.
L’azione preventiva individuale rimane il pilastro principale per ridurre la densità dei vettori e contenere l’impatto sanitario di questi virus sull’intera comunità.
💚 Proteggere gli spazi domestici e monitorare i sintomi insoliti dopo viaggi o punture è la chiave per limitare i rischi.
📱 Segui sempre le indicazioni dei bollettini sanitari ufficiali per restare informato sulle aree a maggiore circolazione.
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