Le acque del lago di Levico registrano una nuova apparizione di Craspedacusta sowerbii, una minuscola medusa d’acqua dolce originaria del bacino del fiume Yangtze, in Cina. La segnalazione è arrivata da un cittadino tramite i canali social del Muse dedicati al monitoraggio e al dialogo con gli esperti.
L’invertebrato non rappresenta alcun pericolo: l’esemplare è completamente innocuo per l’essere umano. La sua presenza nei bacini della provincia di Trento è un fenomeno noto alla comunità scientifica da oltre tre decenni, sebbene rimanga spesso invisibile a bagnanti ed escursionisti.
I monitoraggi della Fondazione Mach nei laghi provinciali
Uno studio condotto dalle ricercatrici Francesca Ciutti, Giovanna Flaim e Cristina Cappelletti della Fondazione Mach, pubblicato sulla rivista Biologia Ambientale nel 2017, ha confermato la diffusione dell’organismo in diversi bacini lacustri del territorio. L’indagine, sviluppata nell’arco di cinque anni, ha attestato ritrovamenti nel lago di Lavarone, nel lago dei Poiani, a Levico e perfino nel lago di Garda.
Le prime tracce documentate in Trentino risalgono ai primi anni ’90. Nel lago Santo di Cembra la specie venne intercettata per la prima volta nel 1992, seguita da rilevamenti occasionali a Lavarone negli anni successivi, ai Poiani nel 2003 e nelle acque gardesane nel 2008.
Dallo Yangtze a oltre quaranta bacini italiani
La specie rappresenta l’unica medusa d’acqua dolce con distribuzione cosmopolita, capace di colonizzare ogni continente a eccezione dell’Antartide. In Italia le rilevazioni ufficiali coprono attualmente almeno 40 ambienti tra specchi d’acqua ferma e corsi fluviali.
I ricercatori ritengono che l’effettiva presenza dell’organismo sul territorio nazionale sia ampiamente sottostimata, a causa della sua natura elusiva e mimetica.
La doppia fase biologica: polipi invisibili e meduse temporanee
La dinamica riproduttiva della Craspedacusta sowerbii rende il suo avvistamento un evento sporadico. L’invertebrato alterna due stadi biologici ben distinti nel corso della propria esistenza.
Nella prima fase l’organismo vive ancorato al fondale sotto forma di microscopici polipi coloniali. Solo quando si verificano particolari combinazioni chimico-fisiche, climatiche e ambientali, i polipi rilasciano per gemmazione la forma medusoide natante, le cui dimensioni superano raramente i 2,5 centimetri di diametro..
Come precisato da Marco Cantonati, limnologo e responsabile della sezione Limnologia e Algologia del Muse, i polipi presentano una distribuzione capillare e stabile sul fondale dei bacini lacustri. La comparsa della medusa vera e propria rimane invece subordinata a finestre temporali ristrette, legate all’aumento termico dell’acqua.
Vettori di diffusione passiva e commercio florovivaistico
L’introduzione della specie in Europa e la sua successiva irradiazione globale non sono avvenute tramite rilasci intenzionali. Il canale primario di penetrazione continentale è stato il commercio internazionale di piante acquatiche ornamentali prelevate dagli ecosistemi fluviali cinesi.
Una volta giunti nei bacini europei, i polipi hanno sfruttato vettori indiretti per colonizzare nuovi specchi idrici. La dispersione biologica continua ad avvenire tramite il trasporto passivo operato dal piumaggio degli uccelli acquatici e le operazioni di traslocazione di fauna ittica tra bacini idrografici distinti.

