Belgrado accoglie la sepoltura di Ratko Mladić. L’ex comandante delle forze serbo-bosniache, condannato all’ergastolo per il genocidio di Srebrenica, è morto a 84 anni nel carcere delle Nazioni Unite all’Aia.
Le autorità hanno organizzato il trasferimento delle sue spoglie nella capitale serba. Riposerà nel cimitero sulla collina di Topčider, accanto alla figlia Ana.
Un addio di massa tra maxischermi e apparato di Stato
La cerimonia funebre parte dalla chiesa di San Luca prima di scendere in corteo verso il camposanto. I preparativi hanno trasformato l’area in un grande raduno logistico, con chilometri di cavi, generatori elettrici, decine di bagni chimici e maxischermi.
Secondo le autorità religiose locali, l’affluenza stimata si aggira sulle 350 mila persone. L’emittente filogovernativa Informer guida la copertura mediatica di una giornata scandita dal rito ortodosso del parastos.
Alla funzione prendono parte circa trenta rappresentanti del clero, guidati dal patriarca Porfirije. Tra le autorità politiche figurano esponenti della Republika Srpska, tra cui l’ex leader Milorad Dodik, e diversi ministri del governo serbo, mentre il presidente Aleksandar Vučić ha scelto di non partecipare.
La tomba condivisa con la figlia Ana
Mladić viene sepolto vicino alla figlia Ana, morta suicida nel 1994 all’età di 23 anni con la pistola d’ordinanza del padre. La giovane, studentessa di Medicina, si tolse la vita dopo aver appreso la portata delle atrocità commesse durante la guerra in Bosnia.
Durante i sedici anni di latitanza trascorsi lavorando anche come apicoltore, l’ex generale tornava clandestinamente su questa tomba per lasciare fiori. Nel 2011, subito dopo l’arresto, pretese e ottenne di visitare il loculo prima dell’estradizione nei Paesi Bassi.
Il revisionismo storico tra le nuove generazioni
L’omaggio di massa a un criminale di guerra condannato trova spiegazione nel clima culturale serbo. Dejan Ubović, cofondatore del Museo degli anni Novanta di Belgrado, segnala come perfino gli studenti scesi in piazza per le proteste antigovernative del 2025 manifestino ammirazione per Mladić.
- Programmi scolastici: I manuali scolastici approvati dal ministero dell’Istruzione omettono o ridimensionano l’assedio di Sarajevo e il massacro di oltre 8.000 persone a Srebrenica.
- Controllo dei media: La scomparsa di emittenti indipendenti storiche, come Radio B92, ha lasciato spazio a canali allineati alla narrazione nazionalista.
- Silenzio familiare: La generazione che ha vissuto il conflitto evita il confronto in casa, lasciando spazio all’iconografia dei volti stampati sulle t-shirt dei giovani.

