Il cinema italiano incassa 180 milioni nel 2025, ma il 42% dipende dal film di Checco Zalone

Il cinema italiano incassa 180 milioni nel 2025, ma il 42% dipende dal film di Checco Zalone
Il cinema italiano incassa 180 milioni nel 2025, ma il 42% dipende dal film di Checco Zalone

All’Italian Pavilion della Mostra del Cinema di Venezia è andata in scena la presentazione del dossier “I numeri del cinema e dell’audiovisivo italiano” relativo al 2025. Il report, giunto alla quindicesima edizione, è curato dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura.

A illustrare le statistiche è stato Bruno Zambardino dell’Ufficio Studi della Dgca, alla presenza del direttore generale Giorgio Carlo Brugnoni e della sottosegretaria Lucia Borgonzoni. Dal palco istituzionale il quadro descritto per l’industria audiovisiva nazionale è apparso privo di ombre.

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I numeri del botteghino: l’effetto Checco Zalone

I dati complessivi registrano 330 titoli distribuiti nelle sale e un incasso globale di 180 milioni di euro, un valore presentato come il ritorno ai livelli pre-pandemia del 2019. L’analisi della composizione di questa cifra racconta però una realtà differente.

Ben 76 milioni di euro, pari al 42% dell’intero botteghino annuale, sono stati generati da un singolo titolo: Buen Camino di Checco Zalone. Escludendo questa produzione, il totale delle entrate per le pellicole italiane si ferma a 104 milioni di euro, un risultato inferiore ai 130 milioni registrati nel 2024.

Nel corso del 2025 sono stati classificati 403 lungometraggi, di cui 272 di nazionalità italiana (150 film di finzione e 122 documentari) e 92 coproduzioni. Il documento ministeriale non specifica però la resa economica di ciascuna di queste opere né quante abbiano effettivamente trovato una distribuzione cinematografica adeguata.

La gestione del tax credit e i fondi statali

Sul fronte amministrativo, la direzione generale ha rivendicato l’accelerazione nelle procedure di assegnazione dei contributi. Delle circa 2.000 richieste di tax credit pendenti alla fine del 2025, oltre 1.500 sono state istruite nell’arco di sette mesi, con il riconoscimento di crediti d’imposta preliminari per 1.520 pratiche, superando i 500 milioni di euro.

Il settore registra comunque tensioni operative dovute a rallentamenti burocratici, seguite all’uscita di scena dell’ex direttore Nicola Borrelli nel luglio 2025 e alle indagini della Procura di Roma sull’uso dei crediti d’imposta.

Per il 2026 la dotazione del Fondo Cinema e Audiovisivo sale da 606 a 660 milioni di euro. Resta marcata la sproporzione nella distribuzione interna delle risorse: il meccanismo del credito d’imposta assorbe da solo 441 milioni dell’impianto originario.

La riforma Franceschini e l’incognita Pnrr

Il ministro Alessandro Giuli ha rivendicato l’intesa con le forze politiche per modificare la legge Franceschini, parlando di un nuovo clima istituzionale. Il testo unificato sulla riforma del sistema cinema, rimandato prima della pausa estiva, approda al voto dell’Aula di Montecitorio mercoledì 9 settembre.

Resta aperto il capitolo degli investimenti strutturali su Cinecittà, sostenuti con 230 milioni di euro provenienti dal Pnrr, la cui sostenibilità industriale dovrà confrontarsi con l’evoluzione rapida delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale.

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