Morta a 35 anni Denise Cosco: la figlia di Lea Garofalo si è tolta la vita a Roma

Morta a 35 anni Denise Cosco: la figlia di Lea Garofalo si è tolta la vita a Roma
Morta a 35 anni Denise Cosco: la figlia di Lea Garofalo si è tolta la vita a Roma

Denise Cosco è morta a Roma all’età di 35 anni, togliendosi la vita. Aveva esattamente gli stessi anni di sua madre, Lea Garofalo, quando quest’ultima venne assassinata dalla ‘ndrangheta il 24 novembre 2009 per ordine del compagno e padre della ragazza, Carlo Cosco.

Da diversi anni Denise viveva sotto una nuova identità, lontana da ogni esposizione pubblica. Lascia un figlio di quattro anni, nato dopo l’uscita definitiva dal programma speciale di protezione, avvenuta nel 2018.

Nel 2011, durante il processo a Milano, Denise spiegò chiaramente le motivazioni della sua scelta di costituirsi parte civile: «Io sono un’orgogliosa testimone di giustizia perché non è facile costituirsi parte civile contro il proprio padre, ma è una scelta di libertà interiore per ripartire con la vita».

La notizia ha suscitato profonda commozione nelle realtà associative antimafia. Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, ha ricordato la figura di Denise sottolineando il drammatico conflitto interiore vissuto dalla giovane donna tra sofferenza personale e determinazione civile, definendola una figura sensibile e coraggiosa il cui equilibrio si è spezzato.

La rottura con i clan e la scelta di Lea Garofalo

Lea Garofalo era nata a Petilia Policastro, nel Crotonese, il 24 aprile 1974. La violenza della criminalità organizzata ne aveva segnato l’infanzia: il padre venne assassinato nella faida di Pagliarelle quando lei aveva nove mesi, mentre il fratello venne freddato nel 2005.

Trasferitasi a Milano con il compagno Carlo Cosco, affiliato alla malavita calabrese, diede alla luce Denise. La nascita della figlia rappresentò la svolta: Lea decise di allontanarsi radicalmente dall’ambiente criminale per garantire alla bambina un’esistenza differente.

Nel 2002 Lea iniziò la collaborazione con gli inquirenti, rivelando dettagli operativi, omicidi e dinamiche di faida tra Lombardia e Calabria. Lea ribadì sempre la sua qualifica di testimone di giustizia e non di collaboratrice o “pentita”, non avendo mai compiuto reati.

Il percorso tormentato nel programma di protezione

Il rapporto di Lea Garofalo con le istituzioni fu segnato da continue criticità burocratiche. Nel 2006 le venne revocata la tutela per presunta insufficienza dei dati forniti, misura poi ripristinata a seguito di un ricorso al Tar fino alla sua successiva uscita volontaria.

Dopo essere scampata a un tentativo di sequestro a Campobasso nel maggio 2009, Lea tornò a Milano con Denise sei mesi più tardi, accettando un incontro chiarificatore proposto da Carlo Cosco per discutere del mantenimento della figlia.

La trappola, il depistaggio e le condanne definitive

Il 24 novembre 2009 Carlo Cosco tese l’agguato mortale a Lea Garofalo. La donna fu rapita e uccisa nel capoluogo lombardo; il cadavere venne trasferito in un terreno a San Fruttuoso, nei pressi di Monza, e bruciato integralmente per cancellare le prove.

I responsabili tentarono di far passare l’accaduto come un allontanamento volontario, ma Denise respinse immediatamente tale ipotesi davanti agli inquirenti, fornendo la testimonianza chiave che inchiodò il padre e i suoi complici.

Nel 2012 il collaboratore Carmine Venturino indicò l’area esatta dell’occultamento, dove furono rinvenuti migliaia di frammenti scheletrici e una collana della vittima. Nel 2014 la Corte di Cassazione confermò l’ergastolo per Carlo Cosco, Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino, riducendo a 25 anni la pena per Venturino.

Ai funerali civili di Lea Garofalo, celebrati a Milano in piazza Beccaria il 19 ottobre 2013 davanti a migliaia di cittadini, Denise partecipò solo con la voce per ragioni di sicurezza, ringraziando pubblicamente la madre per il coraggio trasmesso.

Qui condivido consigli utili e lifehack per affrontare al meglio recupero anni, diplomi, debiti ed esami universitari. Istituto Impariamo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *