In Italia vivono soltanto 5 specie di vipere appartenenti al genere Vipera, le uniche rappresentanti di serpenti velenosi in italia con rilevanza clinica per l’essere umano. Esiste anche un altro serpente velenoso nel nostro Paese, il colubro lacertino (Malpolon monspessulanus), ma possiede una dentatura opistoglifa posizionata in fondo alla bocca e non costituisce un reale pericolo per le persone.
La stragrande maggioranza dei serpenti che popolano i nostri boschi, colline e campagne appartiene alla famiglia dei colubridi, serpenti del tutto innocui che svolgono un ruolo ecologico fondamentale nel controllo dei roditori. Imparare a distinguere a colpo d’occhio una vipera da un comune biacco evita allarmismi ingiustificati e permette di affrontare escursioni e passeggiate all’aperto con la giusta consapevolezza.
Le 5 specie di vipere presenti sul territorio italiano
Le cinque specie autoctone si dividono gli habitat naturali della penisola in base ad altitudine, umidità e vegetazione. Ciascuna possiede caratteristiche morfologiche e areali ben definiti.
- Vipera aspis (Aspide o vipera comune): la specie più diffusa, presente in quasi tutte le regioni peninsulari, dalla pianura fino a quote montane sopra i 2.000 metri. Presenta il muso rivolto leggermente all’insù e una colorazione variabile dal grigio al bruno-rossastro con bande scure.
- Vipera berus (Marasso): diffusa principalmente sull’arco alpino centro-orientale, predilige zone umide montane, brughiere e torbiere. Si riconosce per il caratteristico motivo dorsale a zig-zag scuro molto marcato.
- Vipera ammodytes (Vipera dal corno): vive nelle zone rocciose e calcaree del Nord-Est, in particolare in Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto. Presenta una piccola escrescenza carnosa sulla punta del muso ed è dotata del veleno con la carica tossica più elevata tra le specie autoctone.
- Vipera ursinii (Vipera dell’Orsini): la specie più piccola e rara, confinata esclusivamente nelle praterie d’alta quota dell’Appennino centrale, in particolare nel Gran Sasso e nei Monti della Laga. Il suo morso provoca effetti locali lievi ed è strettamente protetta per via del rischio di estinzione.
- Vipera walser: identificata da studi genetici e morfologici condotti nelle valli alpine del Piemonte nord-occidentale (Biellese e Valsesia), morfologicamente simile al marasso ma isolata dal punto di vista evolutivo.
Un dettaglio geografico fondamentale rassicura chi visita le isole maggiori: in Sardegna le vipere non esistono, così come sono del tutto assenti nelle isole minori dell’arcipelago toscano e siciliano.
Come distinguere una vipera da un serpente innocuo
La paura porta spesso a confondere le comuni bisce d’acqua o il veloce biacco con una vipera. Esistono elementi anatomici precisi che permettono un’identificazione immediata a distanza di sicurezza.
La forma della testa da sola non basta: quando si sentono minacciati, molti colubri innocui appiattiscono il capo assumendo una sagoma triangolare proprio per imitare le vipere e scoraggiare i predatori.
L’elemento distintivo più affidabile è l’occhio: le vipere possiedono una pupilla verticale a fessura, simile a quella di un gatto alla luce del sole. I colubri non velenosi presentano invece una pupilla perfettamente rotonda.
Un secondo fattore visibile riguarda la sagoma complessiva: le vipere hanno un corpo tozzo, massiccio, che si conclude con una coda corta che si restringe bruscamente. Al contrario, i colubri innocui sfoggiano corpi slanciati, affusolati e code lunghe che sfumano gradualmente.
Vipera contro colubro: il confronto rapido
| Caratteristica | Vipera vs Colubro |
|---|---|
| Forma della pupilla | Verticale a fessura nelle vipere; rotonda nei colubri |
| Squame del capo | Numerose e piccole nelle vipere; grandi placche nei colubri |
| Profilo della coda | Corta e tozza nelle vipere; lunga e affusolata nei colubri |
| Dentatura velenifera | Solenoglifa con zanne anteriori cave (vipera); aglifa senza zanne (colubro) |
| Traccia del morso | Due fori profondi a 6-8 mm (vipera); linea a ferro di cavallo (colubro) |
Falsi miti: tra lanci con elicotteri e aggressività
Attorno ai serpenti velenosi in italia circolano leggende metropolitane dure a morire. La più celebre è quella dei presunti ripopolamenti effettuati tramite elicotteri o scatole lanciate dalla Forestale, una totale invenzione smentita da ogni ente scientifico e istituzionale.
Un altro mito diffuso riguarda l’indole della vipera, dipinta come un predatore aggressivo che insegue l’uomo. La realtà biologica è opposta: la vipera è un animale timido, lento nei movimenti, che avverte le vibrazioni del terreno e fugge molto prima dell’avvicinamento umano. Il morso scatta unicamente come meccanismo estremo di difesa se l’animale viene calpestato inavvertitamente o toccato con le mani.
Cosa fare e cosa evitare in caso di morso
Un morso di vipera non equivale a una condanna fatale: nel 20-30% dei casi si tratta di morsi “secchi”, privi di inoculazione di veleno, poiché il rettile preferisce risparmiare le sue scorte tossiche per le prede. Quando il veleno viene iniettato, l’evoluzione del quadro clinico richiede diverse ore.
- Chiamare subito i soccorsi: allertare il numero unico di emergenza 112 o il 118, descrivendo la dinamica e la quota del luogo.
- Rimanere calmi e limitare i movimenti: l’agitazione aumenta la frequenza cardiaca e accelera la diffusione del veleno attraverso il circolo linfatico.
- Immobilizzare l’arto: applicare una stecca o un supporto rigido leggero all’arto colpito, esattamente come per una frattura, tenendolo all’altezza del cuore.
- Rimuovere anelli, orologi e bracciali: la zona colpita tende a sviluppare rapidamente edema e gonfiore marcato.
- Non incidere né succhiare il veleno: queste pratiche da film aumentano il rischio di infezioni batteriche e non riducono la quantità di tossina assorbita.
- Non usare lacci emostatici arteriosi: bloccare del tutto l’afflusso di sangue causa ischemia e necrosi locale grave dei tessuti.
L’uso del siero antivipera al di fuori di un reparto ospedaliero è severamente sconsigliato a causa dell’alto rischio di shock anafilattico; la sua somministrazione compete esclusivamente al personale medico dei centri antiveleni.
💚 Camminare con scarponi alti da trekking e battere il terreno con un bastone sui sentieri sassosi resta la prevenzione più efficace.
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