Disponibile in streaming su Prime Video dal 2 settembre, The Runner segna il ritorno dell’attrice Gal Gadot in un thriller d’azione diretto dal regista britannico Kevin Macdonald, già autore di L’ultimo re di Scozia e The Mauritanian.
Nonostante una durata contenuta inferiore ai 90 minuti, la pellicola fatica a mantenere alto il livello di tensione e scivola rapidamente verso dinamiche narrative scontate.
La corsa contro il tempo per le strade di Londra
La protagonista della vicenda è Maia Marten, interpretata da Gal Gadot, un’avvocata e madre single del piccolo Noah (Rory Wilmot), bambino affetto da diabete. Dopo aver lasciato il figlio a scuola, la donna inizia a correre a piedi per raggiungere rapidamente il luogo di lavoro nel centro di Londra.
Durante il tragitto, Maia riceve una telefonata dal telefono del figlio: un sequestratore le comunica di aver preso in ostaggio il bambino. Per salvarlo, la donna ha esattamente sessanta minuti per raggiungere di corsa un hotel sorvegliato a diverse miglia di distanza ed eliminare un testimone chiave nel processo a un boss criminale prima che la mancata somministrazione di insulina porti il figlio al collasso glicemico.

I problemi di scrittura e la perdita di tensione
Il film poggia interamente sulla dinamica della corsa ad ostacoli, ma perde credibilità a causa di evidenti incongruenze narrative. Il rapitore passa dall’avere un controllo totale su ogni movimento della polizia a non accorgersi di interazioni palesi della protagonista a pochi metri dai passanti.
Scelte narrative e finale prevedibile
La gestione della rete di supporto solleva diversi interrogativi: la protagonista sceglie di coinvolgere unicamente l’amico Ted, interpretato da Alfred Enoch, ignorando le forze dell’ordine che la braccano per tutta la città. Questi snodi poco plausibili indeboliscono la suspense, trasformando l’ansia del racconto in una progressione prevedibile fino ai titoli di coda.

