Un batterio nelle vie urinarie produce testosterone: la scoperta su 27 pazienti

Un batterio nelle vie urinarie produce testosterone: la scoperta su 27 pazienti
Un batterio nelle vie urinarie produce testosterone: la scoperta su 27 pazienti

L’idea che l’urina sia un liquido del tutto sterile appartiene al passato. Un’indagine pubblicata su Nature Communications dimostra che alcuni microrganismi insediati nel tratto urinario possiedono l’equipaggiamento biochimico per sintetizzare ormoni sessuali maschili.

I ricercatori hanno isolato il batterio Actinobaculum massiliense analizzando campioni prelevati da 27 uomini in attesa di una biopsia prostatica. Insieme a ceppi di Propionimicrobium lymphophilum, questo microrganismo ha mostrato una capacità inattesa: convertire i precursori steroidei direttamente in testosterone.

La catena di montaggio molecolare

Il processo biochimico parte dal DHEA (deidroepiandrosterone), steroide prodotto in larga parte dalle ghiandole surrenali umane. In laboratorio, A. massiliense utilizza questa molecola come materia prima per una sequenza di conversioni successive.

I passaggi intermedi generano androstenedione e androstenediolo, fino alla sintesi finale del testosterone. Le analisi tramite spettrometria di massa hanno rilevato la comparsa dell’ormone già dopo 24 ore dall’inizio della coltura, con una concentrazione in aumento costante nelle successive 48 ore.

I geni dirA e dirB alla guida del processo

Alla base di questa fabbrica ormonale operano due sequenze genomiche ben definite: dirA e dirB. Il primo gene codifica un enzima versatile che guida diverse fasi della modificazione steroidea, mentre il secondo completa i passaggi enzimatici necessari per ottenere gli androgeni.

Questa configurazione replica reazioni chimiche finora attribuite in via esclusiva alle cellule umane, evidenziando un ruolo metabolico attivo del microbioma urinario.

Rappresentazione scientifica di microrganismi batterici nel tratto urinario

Batteri e processi metabolici cellulari analizzati al microscopio.

Cosa cambia per la ricerca sulla prostata

La presenza locale di androgeni tocca da vicino la biologia della prostata. I tumori prostatici sfruttano gli ormoni maschili come segnale proliferativo e molte terapie attuali puntano a sopprimerne la disponibilità biologica.

Già nel 2021 su Science e nel 2025 su Nature Microbiology alcuni gruppi di lavoro avevano segnalato che il microbiota intestinale e urinario poteva fungere da fonte alternativa di ormoni nelle forme tumorali resistenti alla terapia di deprivazione. Il nuovo studio descrive per la prima volta l’esatta architettura genetica responsabile del fenomeno nel distretto urinario.

Il gruppo analizzato resta ristretto a 27 pazienti e il batterio è stato rintracciato solo in una porzione di essi. I dati attuali non associano in modo causale il batterio all’origine del carcinoma prostatico, né suggeriscono l’uso di antibiotici a scopo preventivo o curativo.

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