Vendite al dettaglio, volumi a -0,5%: a luglio la spesa alimentare cala ancora
I rincari legati all’inflazione e alle tensioni geopolitiche internazionali continuano a comprimere il potere d’acquisto delle famiglie italiane. A luglio l’Istat ha registrato il secondo calo congiunturale consecutivo delle vendite al dettaglio, scese dello 0,4% in valore e dello 0,5% in volume rispetto al mese di giugno.
La flessione colpisce in modo trasversale sia i beni alimentari sia il comparto non alimentare. A pesare sul quadro economico generale sono anche i rincari dei carburanti e una prolungata fase di incertezza che frena la spesa quotidiana.

Vendite al dettaglio in calo a luglio con una contrazione che interessa anche la spesa alimentare.
I dati Istat tra spesa monetaria e quantità acquistate
Il confronto su base annua mostra una discrepanza evidente tra spesa effettiva e volumi reali. Se il valore complessivo delle vendite cresce dello 0,8%, la quantità effettiva di merce acquistata arretra dello 0,6% rispetto a dodici mesi prima.
La tenuta economica su scala annuale resta una prerogativa limitata alla grande distribuzione e al commercio elettronico. I piccoli punti vendita indipendenti restano invece esclusi da questi segnali positivi.
Confcommercio definisce l’arretramento mensile un campanello d’allarme per le imprese commerciali di minore dimensione. Dalla federazione Confesercenti viene evidenziato un divario competitivo crescente tra il canale web e la rete fisica dei negozi tradizionali.
La reazione della filiera commerciale
Federdistribuzione rileva una dinamica della domanda interna ancora debole e condizionata dal clima economico. L’associazione sollecita il governo a varare misure mirate per difendere il reddito disponibile delle famiglie e rilanciare l’attività delle imprese distributive.
La riduzione dei consumi di cibo e bevande
I tagli al bilancio domestico si concentrano sui beni di prima necessità. L’Unione Nazionale Consumatori segnala che le quantità di cibo acquistate a luglio risultano inferiori dell’1% rispetto ai livelli dell’anno precedente, parlando di una dieta forzata per molti nuclei familiari.
I calcoli diffusi da Assoutenti quantificano questa contrazione in termini economici diretti. La rinuncia sugli acquisti alimentari e sulle bevande equivale a un taglio complessivo di circa 1,7 miliardi di euro annui a carico delle famiglie.
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