La Mostra del Cinema di Venezia 2026 sceglie un’opera del 1967 per la propria apertura ufficiale. Col cuore in gola di Tinto Brass torna sul grande schermo in prima mondiale nella versione restaurata in 4K, realizzata dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma insieme a Netflix.
La pellicola mette in scena un’intelligente decostruzione dell’archetipo della femme fatale. Jane viene introdotta come una figura enigmatica e pericolosa accanto a un cadavere, ma l’evoluzione degli eventi rivela una dinamica psicologica opposta.
Il ribaltamento della donna tentatrice
Bernard, attore francese intrappolato in una routine priva di stimoli, vaga per le strade di Londra senza meta. L’incontro improvviso con Jane spezza questo torpore esistenziale, catapultandolo in un vortice di delitti, inseguimenti e violenza.
L’uomo sceglie consapevolmente di non allontanarsi dal pericolo. Jane non esercita alcuna manipolazione diretta: è Bernard ad avere bisogno della sua presenza per evadere da una realtà prevedibile e alienante.
Mostra del Cinema di Venezia 2026.
Jane agisce come un catalizzatore per un impulso già presente nell’animo maschile. L’attore decide di oltrepassare il confine morale e legale per sua sola volontà, annullando la classica scusa dell’uomo soggiogato dalla seduzione femminile.

L’estetica visiva tra cinema e fumetto
L’impianto formale del film riflette la sregolatezza della narrazione attraverso una contaminazione continua di stili. Tinto Brass costruisce un montaggio febbrile che unisce architetture industriali, cromatismi accesi, cartelloni pubblicitari e fotografia d’avanguardia.
Il contributo artistico di Guido Crepax trasforma la pellicola in un fumetto in movimento. La realtà urbana e la dimensione grafica si sovrappongono costantemente, creando uno spazio visivo instabile e moderno.
Selezione ufficiale dei film presentati a Venezia 83.
L’adrenalina come fuga dall’apatia
Il titolo sintetizza lo stato emotivo del protagonista: avere il cuore in gola significa tornare a provare sensazioni forti. La paura di perdere qualcosa diventa l’unico strumento efficace per confermare la propria esistenza.
Jane non trattiene il protagonista né cerca la sua rovina; la sua fuga continuerebbe identica anche in solitaria. Bernard sceglie l’abisso per liberarsi dall’indifferenza del quotidiano, archiviando definitivamente il mito dell’autoassoluzione maschile.



