I proventi legati al sostegno militare alla Russia stanno rimodellando settori insospettabili dell’economia nordcoreana. Tra il 2023 e il 2025, le entrate stimate per la vendita di armi a Mosca oscillano tra i 7 e i 14 miliardi di dollari, portando liquidità che tocca anche la mobilità urbana.
Secondo un report del settimanale economico tedesco WirtschaftsWoche, le strade della Corea del Nord stanno registrando un’inedita diffusione di automobili, sostenuta quasi interamente dall’industria della Cina.
Il boom delle quattro ruote e le sanzioni ONU
Negli ultimi due anni il regime di Pyongyang ha legalizzato e regolamentato la proprietà privata dei veicoli. I cittadini in possesso di patente possono acquistare una vettura per nucleo familiare, rivolgendosi esclusivamente a concessionari gestiti dallo Stato.
Le stime indicano che il parco auto privato si appresta a superare la soglia delle 20.000 unità. Si tratta di un dato significativo per un Paese sottoposto a rigide sanzioni delle Nazioni Unite, che vietano esplicitamente l’esportazione di autoveicoli verso il territorio nordcoreano.
I veicoli che compongono questa flotta sono in larghissima parte di fabbricazione cinese. Le testimonianze dei visitatori stranieri confermano una netta prevalenza di marchi di Pechino, pur con avvistamenti sporadici di modelli occidentali a marchio Audi e BMW.
L’indotto dei motori a Pyongyang
L’espansione del parco circolante emerge con chiarezza dai dati doganali sulle forniture cinesi. Le importazioni di pneumatici dalla Cina hanno segnato un balzo dell’88%, mentre quelle di lubrificanti registrano un incremento del 150%.
La trasformazione tocca anche il tessuto urbano e artigianale della capitale. Il governo ha iniziato a realizzare aree di sosta e parcheggi dedicati, strutture fino a poco tempo fa inesistenti, mentre numerose officine storicamente riservate alle biciclette si stanno riconvertendo alla manutenzione meccanica delle auto.
Il divario economico tra élite e popolazione
Il fenomeno resta un privilegio per pochissimi. I veicoli disponibili presso i rivenditori statali hanno prezzi compresi tra i 15.000 e i 20.000 dollari.
A fronte di questi listini, il reddito medio pro capite nel Paese si attesta a meno di 100 dollari al mese. La mobilità privata a quattro ruote rimane accessibile solo a una cerchia ristretta legata all’apparato e ai vertici commerciali della nazione.

