Fino a 100 capelli persi al giorno: cosa rivelano gli studi scientifici sul picco di fine estate

Fino a 100 capelli persi al giorno: cosa rivelano gli studi scientifici sul picco di fine estate
Fino a 100 capelli persi al giorno: cosa rivelano gli studi scientifici sul picco di fine estate

Trovare una quantità anomala di capelli nello scarico della doccia, sul cuscino o sulla spazzola tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno è un’esperienza comune. Prima di allarmarsi, la letteratura scientifica offre una spiegazione fisiologica precisa: i follicoli piliferi rispondono a un calendario biologico stagionale.

Il calendario biologico: cosa dicono i dati scientifici

Ogni singolo capello segue un ciclo vitale suddiviso in tre fasi: anagen (crescita attiva), catagen (transizione) e telogen (riposo e successiva espulsione). Al termine del telogen il capello si stacca naturalmente per lasciare spazio a una nuova fibra.

L’American Academy of Dermatology indica come normale una perdita quotidiana compresa tra 50 e 100 capelli. Questo ritmo di ricambio non rimane identico nel corso dell’anno.

Uno studio pubblicato sul British Journal of Dermatology ha monitorato 14 uomini sani per 18 mesi, registrando il minimo dei follicoli in fase di crescita a settembre. Nello stesso periodo, tra agosto e settembre, la caduta ha toccato una media di circa 60 capelli al giorno, oltre il doppio rispetto ai valori invernali.

Un’altra ricerca condotta su 823 donne ha confermato una periodicità annuale costante: la proporzione più alta di capelli in fase telogen si verifica in estate, con il minimo registrato alla fine dell’inverno. Anche le analisi dei trend di ricerca su Google, analizzate dal Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology, mostrano un incremento sistematico dell’interesse per la caduta dei capelli nei mesi estivi e autunnali.


I capelli raccolti durante la cura quotidiana della chioma.

Oltre la stagione: il meccanismo del telogen effluvium

La caduta stagionale va distinta da condizioni cliniche come il telogen effluvium. In questo quadro clinico, uno stimolo esterno spinge contemporaneamente un gran numero di follicoli piliferi nella fase di riposo.

Gli eventi scatenanti includono febbri elevate, infezioni severe, interventi chirurgici, gravidanze, dimagrimenti drastici, forte stress emotivo o carenze nutrizionali marcate, in particolare di ferro. Anche le disfunzioni tiroidee e specifiche terapie farmacologiche possono innescare il fenomeno.

Questo disturbo presenta una caratteristica cronologica specifica: la caduta si manifesta con un ritardo di due o tre mesi rispetto all’evento che l’ha provocata. La correlazione causa-effetto risulta quindi spesso poco evidente a chi ne soffre.

I segnali per consultare lo specialista

Più che quantificare i singoli fili caduti ogni giorno, conta osservare la densità globale del cuoio capelluto nel corso delle settimane.

La consulenza di un dermatologo diventa necessaria in presenza di quadri specifici:

  • Diradamento visibile e progressivo della chioma che dura da mesi.
  • Allargamento evidente della riga centrale o arretramento della linea frontale.
  • Presenza di chiazze circoscritte completamente prive di capelli, tipiche dell’alopecia areata.
  • Sintomi cutanei associati come bruciore, prurito persistente, desquamazione o eritema.

Se la perdita coincide con l’introduzione di una nuova terapia farmacologica, i farmaci prescritti non vanno mai interrotti autonomamente senza l’indicazione diretta del medico curante.

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