A 1.800 metri di altitudine, nei boschi del monte Plose sopra Bressanone, consumare una delle cene più costose d’Italia richiede una rinuncia immediata: lasciare il telefono cellulare all’ingresso. Il ristorante Yera, aperto all’interno dell’hotel cinque stelle lusso Forestis, impone ai suoi ospiti di depositare smartphone e macchine fotografiche dentro appositi armadietti prima di sedersi al tavolo.
Il costo della serata è di 650 euro a persona, comprensivo di bevande con gradazione alcolica mai superiore al 5%. Chi prenota rinuncia a qualsiasi testimonianza digitale, accettando che l’esperienza non lasci alcuna traccia fotografica spendibile sui social network.
Il percorso nel bosco per diciotto coperti
La politica della struttura riduce al minimo anche la diffusione di immagini promozionali della sala e dei piatti. Prima di entrare, le informazioni a disposizione dei commensali sono quasi nulle.
Il rito inizia alla reception dell’albergo, da dove una guida con mantello e fiaccola conduce il gruppo attraverso un sentiero scuro fino all’ingresso della sala. Lo spazio accoglie al massimo diciotto persone disposte attorno a un grande braciere centrale.
L’ambiente riproduce l’interno di una caverna: pietra a vista, legno locale e terra rossa prelevata dal Peitlerkofel definiscono un’architettura essenziale, dove i cuochi completano le portate a ridosso delle sedute.
La visione dello chef Roland Lamprecht
L’intero impianto culinario fa capo allo chef Roland Lamprecht, nato sul territorio ma con un percorso professionale internazionale. Yera nasce per dare una sede autonoma alla ricerca sugli ingredienti montani già avviata nella struttura alberghiera.
“La cucina della foresta esisteva già nel ristorante dell’hotel, ma a un certo punto abbiamo capito che serviva un luogo distinto, con un ritmo proprio”, spiega Lamprecht. “Volevamo creare qualcosa di veramente diverso, dove la preparazione, il fuoco, la sala e la ricerca appartenessero allo stesso organismo. Al piano superiore ci sono la cucina, dove prendono avvio molte preparazioni, e la sala con il focolare, dove i piatti vengono ultimati davanti agli ospiti”.
I piatti e gli ingredienti preparati dallo chef Roland Lamprecht al ristorante Yera.
Il laboratorio sotterraneo e i fermentati di Hannes Unterberger
Sotto la sala principale opera la parte più tecnica della struttura. “Nella parte bassa abbiamo la zona di laboratori e deposito, con le celle umide per i garum e per le kombuche, gli spazi per conservare il foraging e la parte delle bevande: juice, succhi fermentati e infusi costruiti sugli stessi ingredienti della cucina”, prosegue lo chef.
La sequenza dei piatti mette in fila preparazioni dal profilo selvatico e asciutto, come il brodo di bosco con lepre, funghi e bacche, la tarteletta integrale farcita con capriolo e caviale, o diverse lavorazioni sul cervo. Ad accompagnare le portate non ci sono vini blasonati: il responsabile di sala Hannes Unterberger serve fermentati, succhi autoprodotti e infusi botanici calibrati direttamente sulla struttura aromatica del cibo.
Chi esce da Yera non possiede scatti da mostrare né schermate luminose da condividere. L’esperienza resta confinata a quanto registrato dai sensi attorno al focolare, trasformando l’assenza di prove visive nell’unica reale misura del lusso proposto.


