L’ingresso di Sfera Ebbasta allo stadio San Siro, avvenuto prima del match finito 3-2 tra Inter e Napoli, continua a generare reazioni. Il rapper milanese ha fatto il suo ingresso sul prato del Meazza scortato da dieci ragazze vestite nello stesso identico modo, posizionate alle sue spalle.
La scena ha dominato i social media con centinaia di migliaia di visualizzazioni nel giro di pochi minuti. L’azione appare legata alla campagna promozionale del suo nuovo progetto discografico, previsto per il prossimo settembre, mentre la società nerazzurra gli ha consegnato una maglia personalizzata con il numero 92 e il simbolo del dollaro.
La reazione di Alberto Pellai: “Un concentrato di stereotipi”
Sulla vicenda è intervenuto Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore universitario, puntando l’attenzione sul modello culturale offerto a un pubblico prevalentemente giovane.
“Siamo noi uomini per primi a doverci distanziare da questo genere di narrazioni e celebrazioni”, ha spiegato Pellai, definendo la scena virale “un concentrato di stereotipi di genere che dovrebbe far riflettere tutti, adulti e giovanissimi”.
Pellai ha evidenziato la frattura esistente tra le iniziative educative e i contenuti veicolati dai personaggi di riferimento: “Da ogni parte si invoca l’educazione di genere e la rimozione degli stereotipi. A scuola si inventano progetti, si mobilitano specialisti e formatori. Nel frattempo, la loro cultura mainstream continua a bombardarli di immagini e messaggi che affermano l’esatto contrario”.
Il richiamo al documentario di Lorella Zanardo
L’esperto ha analizzato la coreografia scelta dal cantante, contestandone la precisa gerarchia visiva. “Un uomo con dieci ragazze, lui davanti, loro dietro. Tutte vestite uguali, praticamente in divisa. Di lui sappiamo tutto, di loro non sappiamo nemmeno il nome”.
Il parallelismo tracciato dal terapeuta porta al 2009 e al documentario Il corpo delle donne di Lorella Zanardo, incentrato sull’oggettificazione femminile nella televisione italiana: “Dopo quasi vent’anni siamo praticamente ancora lì. Solo che allora questa cosa veniva vista per ciò che era: un gigantesco stereotipo culturale da ribaltare. Oggi viene raccontata come qualcosa da celebrare; online ho letto anche l’aggettivo ‘colossale’ per definire tale scena”.
Il dialogo con il figlio e la domanda al cantante
Il terapeuta ha spiegato come l’episodio sia diventato subito materia di confronto diretto a casa propria, dato che uno dei suoi figli si trovava sugli spalti del Meazza la sera dell’incontro. A colazione ha scelto di discutere con lui l’accaduto per offrirgli una chiave di lettura alternativa a quella dominante sulle piattaforme online.
Pellai ha precisato di non puntare a un attacco personale, ma di voler stimolare il pensiero critico verso chi ricopre un ruolo di riferimento per milioni di adolescenti: “Vorrei chiedergli se non sente alcuna responsabilità etica ed educativa, avendo un pubblico così ampio tra i giovani ed essendo lui stesso un papà”.

