La storia è racchiusa in una mola a pedale custodita come una reliquia. Quell’attrezzo da lavoro apparteneva ad Achille De Carlo, partito da Calalzo di Cadore per fare l’arrotino ambulante lungo le strade sabaude prima di aprire, sotto i portici di piazza Castello 91, la sua prima bottega.
Oggi il marchio De Carlo rappresenta un punto di riferimento per il commercio torinese. L’insegna si divide tra la storica sede di piazza Carignano e lo spazio dedicato all’arredo di via Carlo Alberto, guidata dalla quarta generazione con la quinta già pronta al debutto.
Dalle piazze ai portici: la dinastia nata con la mola ambulante
Achille trasformò un mestiere itinerante in un’impresa commerciale solida, espandendosi nei decenni fino a Genova e Sanremo. In famiglia il ricordo di quegli esordi resta il pilastro fondante dell’identità aziendale.
«Siamo cinque cugini della quarta generazione e i racconti tornano sempre alle origini, a mio padre Giorgio e al bisnonno», racconta Andrea De Carlo. «Ora i nostri figli stanno terminando gli studi universitari e iniziano a frequentare il banco. La continuità è il nostro vero valore».
Andrea abbandonò la facoltà di Economia nei primi anni Novanta per dedicarsi a tempo pieno al negozio. L’apprendistato è avvenuto osservando il padre Giorgio, uomo severo e pragmatico: «Non faceva discorsi teorici. Bastava guardare come accoglieva i clienti e l’attenzione maniacale per ogni dettaglio».
Le svolte commerciali: dall’addio ai giocattoli all’acquisto in piazza Carignano
La sopravvivenza di un’attività ultracentenaria passa da decisioni controcorrente. Nel 1987 la famiglia gestiva Hobbiland, celebre negozio di giocattoli adiacente alla coltelleria, noto per le lavagne esterne su cui disegnavano i bambini del quartiere.
Giorgio De Carlo e il fratello Piero decisero di chiuderlo per puntare su un settore allora inesplorato: casalinghi di fascia alta, design e liste nozze nel nuovo punto vendita di via Carlo Alberto. Una scelta che anticipò i trend del settore casa.
Nel 1994 arrivò un altro passaggio determinante: dopo più di ottant’anni la sede principale lasciò piazza Castello per trasferirsi in piazza Carignano. Pochi anni dopo la famiglia completò l’acquisto definitivo delle mura del locale.
Lame giapponesi e cura della persona
I banconi alternano acciai damascati forgiati a mano in Giappone, coltelleria tedesca per chef e affettatrici d’epoca Berkel a volano, diventate pezzi da collezione per appassionati di gastronomia.
- Lame d’autore: coltelli da bistecca con manici in avorio fossile e modelli professionali per l’alta ristorazione.
- Rasatura tradizionale: rasoi a mano libera e pennelli realizzati in collaborazione con laboratori piemontesi, rifiniti con legni pregiati o decorazioni a rilievo.
- Articoli storici: forbicine con inserti in madreperla e vecchi tagliacapelli manuali ancora perfettamente conservati.
Accanto all’utensileria specializzata resistono le creazioni in vetro soffiato firmate Venini e la richiesta crescente di barbecue in ceramica Kamado, ricercati da una clientela sempre più attenta alle tecniche di cottura.
Nel 2024 la Città di Torino ha conferito all’attività il Premio EPIC (Esercizi di Prossimità di Interesse Collettivo) nella categoria Tradizione, un riconoscimento al legame profondo costruito con il tessuto urbano in oltre un secolo di presenza ininterrotta.

