Valter Lavitola è stato aggredito all’interno del carcere romano di Rebibbia nel tardo pomeriggio. L’ex editore dell’Avanti, arrestato il 10 agosto scorso con l’accusa di essere il mandante dell’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci, ha ricevuto subito cure mediche per lesioni non gravi.
La polizia penitenziaria ha avviato gli accertamenti interni per chiarire la dinamica dei fatti, mentre la magistratura valuta l’apertura di un fascicolo d’inchiesta.
I complici nello stesso penitenziario e le intercettazioni
Nel penitenziario romano si trovano anche Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello e Saverio Mutone, finiti in manette il 30 giugno scorso. I tre, legati alla criminalità avellinese, sono accusati di aver posizionato l’ordigno davanti all’abitazione di Ranucci dopo essere stati ingaggiati da Clesio Gomez Tavares, braccio destro di Lavitola.
Le cimici piazzate nelle celle avevano già registrato la rabbia del gruppo verso il presunto mandante dopo le perquisizioni. Mutone definiva Lavitola «quell’altro da Salerno» e aggiungeva: «Butta gli altri avanti e lui si prende i soldi. Fammi uscire da qua, poi ti faccio vedere come si ragiona, io vado a casa di quello, deve ridarmi i soldi».
Gli stessi indagati avevano contestato il mancato arresto immediato del faccendiere commentando i notiziari tv: «Tu che sei il mandante sei ancora a piede libero? Hanno i soldi, le amicizie, la politica».

Il giallo dei messaggi scomparsi
Parallelamente alla gestione dell’ordine interno a Rebibbia, l’inchiesta prosegue sul fronte digitale. Un’informativa dei carabinieri del Nucleo Investigativo, depositata in vista dell’udienza del 7 settembre al Tribunale del Riesame, segnala anomalie nei dispositivi sequestrati a Lavitola.
Dall’analisi del suo iPhone emergono ampi buchi temporali nelle conversazioni WhatsApp con Ranucci. I due avevano rapporti costanti dal 2019, ma dai tabulati mancano interi mesi di scambi spalmati su più anni.
Le verifiche forensi e il no del gip
L’ipotesi investigativa indica che Lavitola cancellasse sistematicamente i messaggi considerati rischiosi. I tecnici stanno tentando di recuperare la cronologia eliminata, operazione resa complessa dai sistemi di cifratura e dal tempo trascorso.
Sul piano giudiziario, il gip Livio Sabatini ha respinto l’istanza presentata dal difensore Sergio Cola. Il legale chiedeva la revoca della misura cautelare per decorrenza dei termini dell’udienza al Riesame, contestando la gestione delle scadenze legata all’aggravante del metodo mafioso.

