Un vulcano sottomarino a 1.500 metri ospita 100.000 uova giganti nel Pacifico

Un vulcano sottomarino a 1.500 metri ospita 100.000 uova giganti nel Pacifico
Un vulcano sottomarino a 1.500 metri ospita 100.000 uova giganti nel Pacifico

Al largo dell’isola di Vancouver, una montagna sommersa si innalza per circa 1.100 metri dal fondale oceanico, fermandosi a 1.500 metri sotto la superficie dell’acqua. Considerato a lungo estinto e immerso in acque gelide e proibitive, questo rilievo nascondeva invece un’attività vulcanica attiva, giardini di corallo e una distesa sconfinata di uova giganti.

Le capsule appartengono alla razza bianca del Pacifico (Bathyraja spinosissima), una specie abissale che affronta una delle gestazioni più estreme e rischiose del regno animale.

Una nursery termale a 1.500 metri di profondità

Durante le spedizioni guidate dalla biologa marina Cherisse Du Preez per conto delle autorità canadesi, i ricercatori hanno registrato emissioni costanti di acqua calda e ricca di minerali dalla cima della struttura. Al posto di una sterile roccia vulcanica hanno scoperto un ecosistema lussureggiante, ricoperto da circa 100.000 capsule ovariche adagiate sul fondo.

Questi involucri, noti volgarmente come “borsette delle sirene”, misurano tra i 45 e i 50 centimetri di larghezza. Si tratta di strutture cornee dotate di sottili prolungamenti agli angoli, progettati per ancorarsi saldamente ai sedimenti e resistere alle correnti sottomarine.

Fino a questo ritrovamento, l’unico sito riproduttivo noto per la specie si trovava vicino alle isole Galápagos e contava appena poche decine di uova.

La corsa contro il tempo nel gelo degli abissi

Nelle profondità oceaniche, dove la temperatura dell’acqua sfiora lo zero termico, il metabolismo degli organismi rallenta quasi fino a fermarsi. In condizioni normali, l’embrione della razza bianca del Pacifico impiega fino a quattro anni interi prima di completare lo sviluppo e rompere l’involucro.

Quattro anni rappresentano una finestra temporale pericolosa, durante la quale le uova rimangono esposte all’attacco dei predatori, alla forza delle correnti e al rischio di insabbiamento. Sfruttare le emissioni geotermiche permette di alzare la temperatura dell’acqua circostante e accelerare l’incubazione.

Il precedente geologico alle Galápagos

La conferma di questa insolita strategia biologica arriva da uno studio condotto lungo la dorsale delle Galápagos, pubblicato sulla rivista scientifica Scientific Reports. In quell’occasione, gli scienziati mapparono 157 capsule della stessa specie, scoprendo che oltre l’89% era stato deposto a ridosso di sorgenti calde.

Alcune uova si trovavano a meno di un metro dai “fumaioli neri”, le bocche idrotermali che espellono fluidi ad altissima temperatura. Si tratta del primo caso documentato in cui un organismo marino impiega il calore vulcanico come incubatrice naturale per la propria prole, un comportamento riscontrato in precedenza soltanto in rari uccelli e nei registri fossili di alcuni dinosauri.

Un rifugio prezioso minacciato dall’attività umana

Nel 2023, una successiva missione ha permesso di filmare per la prima volta una femmina di Bathyraja spinosissima mentre deponeva una nuova capsula direttamente sulla sommità del vulcano. Gli esemplari adulti possono raggiungere i due metri di lunghezza e trascorrono gran parte della vita adulta a quote comprese tra gli 800 e i 2.900 metri.

La sommità del monte canadese offre ai piccoli appena nati una protezione immediata: restano tra i coralli a caccia di piccoli crostacei prima di migrare verso le profondità dell’abisso. L’analisi visiva ha inoltre rilevato la presenza di capsule con forme differenti, suggerendo che anche altre specie sfruttino la stessa area come rifugio termico.

Specie con tempi di sviluppo pluriennali e maturità sessuale tardiva mostrano tempi di recupero demografico quasi inesistenti. Un singolo passaggio di pesca a strascico o un’operazione di estrazione mineraria sottomarina comprometterebbero definitivamente la sopravvivenza di queste popolazioni concentratissime su pochi chilometri quadrati di fondale.

Qui condivido consigli utili e lifehack per affrontare al meglio recupero anni, diplomi, debiti ed esami universitari. Istituto Impariamo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *