“Poteva salvarsi al 74,8%”: la perizia sul 14enne curato con argilla e metodo Hamer

Aula giudiziaria durante un processo penale
La Corte d’Assise di Vicenza esamina la perizia medica sulla morte del quattordicenne Francesco Gianello.

Francesco Gianello poteva salvarsi. A metterlo nero su bianco sono i consulenti tecnici della Corte d’Assise di Vicenza, chiamati a fare luce sulla morte del quattordicenne di Costabissara deceduto nel 2024 a causa di un osteosarcoma al femore.

I genitori del ragazzo si trovano attualmente a processo con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale. Secondo i periti, il giovane avrebbe avuto concrete possibilità di guarigione se fosse stato sottoposto ai protocolli oncologici ospedalieri a base di chemioterapia e chirurgia.

La famiglia scelse invece di imboccare una strada alternativa, affidandosi ai precetti del cosiddetto metodo Hamer e ricorrendo a impacchi di argilla e sostanze antinfiammatorie.

Il rifiuto della biopsia e i protocolli interrotti

La relazione tecnica porta la firma dell’anatomopatologo Antonello Cirnelli e di Franca Fagioli, direttrice del reparto di Oncoematologia pediatrica dell’ospedale Regina Margherita di Torino. I magistrati hanno affidato loro il compito di stabilire se i ritardi nell’accesso alle terapie abbiano determinato la morte del minore.

La prima diagnosi risale al dicembre del 2022 presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. Davanti alla richiesta dei sanitari di eseguire una biopsia fondamentale per avviare il piano terapeutico, i genitori decisero di revocare il proprio consenso.

I quaranta giorni decisivi e il soggiorno in Toscana

Agli atti dell’inchiesta spicca l’intervallo temporale compreso tra il 15 marzo e il 25 aprile 2023. Per gli specialisti si tratta dei quaranta giorni che hanno segnato in modo irreversibile il destino del ragazzo.

In quelle settimane la famiglia decise di affidarsi alle indicazioni del medico Matteo Penzo, allineato alle teorie del medico tedesco Ryke Geerd Hamer, radiato dall’Ordine professionale e deceduto nel 2017. L’impostazione hameriana sostiene che le neoplasie siano l’espressione somatica di conflitti interiori non risolti.

"Poteva salvarsi al 74,8%": la perizia sul 14enne curato con argilla e metodo Hamer

Su indicazione dello stesso Penzo, il quattordicenne venne condotto nella comunità Valdibrucia, in Toscana, a contatto con naturopati, nutrizionisti e riflessologi. Le condizioni cliniche continuarono però a peggiorare progressivamente fino all’inevitabile corsa verso le strutture ospedaliere.

Il crollo della sopravvivenza e i sospetti sui farmaci

Alla fine di aprile 2023 la famiglia decise di ricoverare Francesco all’ospedale di Perugia. Secondo quanto evidenziato dalla perizia, ancora nel mese di marzo il tumore risultava circoscritto, non metastatico e pienamente operabile.

Il mancato intervento tempestivo ha avuto un impatto statistico devastante: le probabilità di sopravvivenza a cinque anni sono crollate dal 74,8% al 40%. Questo dato contesta radicalmente la linea della difesa, secondo cui non esisterebbe alcun nesso causale tra le determinazioni familiari e l’esito infausto.

Gli accertamenti tecnici sollevano inoltre l’ipotesi dell’assunzione di preparati neurotossici utilizzati nei circuiti del metodo alternativo, con specifico riferimento all’Artemisia. La documentazione di dimissione redatta a Perugia registrava sintomi neurologici acuti, tra cui perdita della coordinazione motoria, deficit visivi, profonda astenia agli arti e stati di agitazione psicomotoria.

Il confronto giudiziario sui contenuti del documento peritale entrerà nel vivo davanti alla Corte d’Assise di Vicenza nell’udienza fissata per il prossimo 16 settembre.

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