Tentativi di suicidio aumentati di 33 volte: l’allarme del Bambino Gesù sui giovanissimi

Tentativi di suicidio aumentati di 33 volte: l'allarme del Bambino Gesù sui giovanissimi
Tentativi di suicidio aumentati di 33 volte: l'allarme del Bambino Gesù sui giovanissimi

Il suicidio rappresenta una delle principali cause di morte tra i giovani di età compresa tra i 10 e i 25 anni. Dietro ai decessi accertati si nasconde una platea ancora più vasta di adolescenti e bambini che pianificano l’atto, tentano di togliersi la vita o arrivano nei reparti d’urgenza con ferite autoinflitte.

All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, la paziente più giovane accolta per condotte suicidarie aveva nove anni. Un dato estremo che fotografa una realtà clinica quotidiana sempre più complessa.

I dati del Bambino Gesù: accessi decuplicati in dieci anni

Oltre il 50% degli accessi in Pronto soccorso per problematiche psichiatriche presso la struttura romana è legato a gesti autolesivi con finalità suicidarie. Nell’arco dell’ultimo decennio, le consulenze neuropsichiatriche urgenti sono aumentate di 11 volte, mentre i ricoveri per tentato suicidio si sono moltiplicati per 33.

Questa impennata non è un fenomeno scaturito unicamente dall’isolamento pandemico. L’incremento costante era già ampiamente documentato dai reparti specialistici negli anni precedenti.

Dalla solitudine digitale all’intelligenza artificiale

Le radici della vulnerabilità giovanile non risiedono in una causa isolata, ma nell’assenza di relazioni solide capaci di fornire contenimento emotivo. Avere centinaia di contatti digitali non garantisce la presenza di un interlocutore a cui affidare la propria sofferenza.

L’uso distorto dei social network amplifica le dinamiche di esclusione, il confronto continuo e l’esposizione a contenuti autolesionistici. A questo si aggiunge l’impiego non controllato dell’intelligenza artificiale generativa.

Molti minori finiscono per confidare il proprio dolore ad algoritmi che simulano l’ascolto. Questi sistemi non possiedono gli strumenti clinici ed etici per intercettare il pericolo imminente o allertare un adulto di riferimento.

Riconoscere i segnali prima del punto di rottura

Ideazione suicidaria, tentativi effettivi e autolesionismo non suicidario costituiscono fenomeni distinti, sebbene spesso sovrapposti. Procurarsi ferite non coincide sempre con la volontà di morire, ma resta il campanello d’allarme clinico più rilevante.

Nessun gesto o richiesta di supporto deve essere liquidata come una messinscena per attirare attenzioni. Chiedere esplicitamente a un giovane se nutre pensieri legati alla morte non stimola l’emulazione, ma offre la possibilità di dare voce a un malessere taciuto per mesi.

La carenza di posti letto e i ricoveri nei reparti per adulti

Quando le famiglie tentano di accedere alle cure, si scontrano con la carenza strutturale dei servizi di Neuropsichiatria infantile sul territorio nazionale. Le lunghe liste d’attesa e il sottofinanziamento impediscono risposte rapide.

La conseguenza diretta è il ricovero di pazienti di 13 anni all’interno di reparti psichiatrici per adulti. Una soluzione di ripiego che priva gli adolescenti di ambienti protetti, percorsi scolastici integrati e personale con competenze specifiche per l’età evolutiva.

A denunciare la situazione è Stefano Vicari, professore ordinario di Neuropsichiatria infantile all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del Bambino Gesù. Senza investimenti mirati su organici territoriali e posti letto dedicati ai minori, l’accesso alla salute mentale resta un diritto solo teorico.

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