Aggressione a Venezia contro l’attrice Azmeri Haque Badhon: spunta l’ombra del figlio dell’ex premier bengalese

Aggressione a Venezia contro l'attrice Azmeri Haque Badhon: spunta l'ombra del figlio dell'ex premier bengalese
Aggressione a Venezia contro l'attrice Azmeri Haque Badhon: spunta l'ombra del figlio dell'ex premier bengalese

Un raid punitivo pianificato e rivendicato con toni di sfida sui social network ha trasformato le strade della terraferma veneziana nel teatro di uno scontro politico internazionale. A Marghera l’attrice bengalese Azmeri Haque Badhon, figura di primo piano della rivolta popolare che nell’estate 2024 ha travolto il governo di Sheikh Hasina, è finita nel mirino di un gruppo di attivisti fedeli all’ex prima ministra.

«I soldati di Sheikh Hasina hanno dato un piccolo ricevimento a Venezia alla militante Azmeri Haque Badhon»: questo il testo comparso su Facebook, diffuso da ambienti riconducibili alla Awami League, il partito bandito in Bangladesh ma tuttora ramificato all’estero.

La presenza a Venezia del figlio di Sheikh Hasina

A rendere il caso ancora più complesso è una presenza registrata in Laguna a ridosso dei fatti. Alla vigilia dell’agguato di lunedì sera si trovava infatti a Venezia Sajeeb Wazed Joy, il 55enne figlio dell’ex premier riparata in India dopo le dimissioni forzate.

Considerato da molti sostenitori il futuro punto di riferimento politico del movimento, Wazed Joy vive da anni negli Stati Uniti dove ha acquisito la cittadinanza. A Venezia la Awami League conta su una sezione locale molto attiva, i cui appartenenti avrebbero gravitato attorno all’agguato.

A confermare il passaggio in città dell’esponente politico è l’imprenditrice bengalese Rithu Miah, residente a Mestre, che ha scortato l’attrice negli uffici della Questura di Venezia per sporgere denuncia formale. Nelle stesse ore in cui si svolgeva la Regata Storica, diversi indiziati comparivano in selfie pubblicati online proprio in compagnia di Sajeeb Wazed.

La rete di protezione e i messaggi interni

Mentre la Questura procede con le indagini e in rete circolano identikit e generalità dei presunti aggressori, dai canali della Awami League arrivano tentativi di minimizzare l’accaduto. Nei messaggi rivolti ai militanti si legge che nessuno verrebbe trattenuto prima della chiusura delle verifiche e che il gruppo locale sta monitorando la situazione legale.

La reazione dell’attrice e l’intervento diplomatico

Azmeri Haque Badhon si trova attualmente sotto custodia e sorveglianza in una struttura protetta, supportata dal Consolato bengalese. L’aggressione non ha colpito soltanto l’artista, ma ha coinvolto direttamente i suoi familiari presenti sul posto.

«L’unica cosa che mi ha sconvolta profondamente è il modo in cui mio fratello, la sua famiglia, il suo bambino di tre anni e sua moglie sono stati molestati e aggrediti», ha dichiarato Badhon, confermando che molti dei responsabili sono già stati identificati dalle forze dell’ordine italiane.

L’attrice ha chiarito che non lascerà l’Italia senza aver ottenuto giustizia attraverso i canali legali, rivendicando il proprio impegno civile durante le proteste studentesche che hanno segnato la svolta politica a Dacca.

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