Omicidio Aurora Tila, la Corte d’Appello riduce la condanna a 15 anni: esplode la rabbia della madre

Omicidio Aurora Tila, la Corte d'Appello riduce la condanna a 15 anni: esplode la rabbia della madre
Omicidio Aurora Tila, la Corte d'Appello riduce la condanna a 15 anni: esplode la rabbia della madre

La Corte d’Appello di Bologna, sezione minorenni, ha ridotto da 17 a 15 anni di reclusione la condanna inflitta al ragazzo accusato dell’omicidio di Aurora Tila.

La 13enne perse la vita il 25 ottobre 2024 a Piacenza, dopo essere precipitata dal balcone del settimo piano dell’edificio in cui risiedeva. L’imputato, che all’epoca dei fatti aveva 15 anni e oggi è quasi diciassettenne, era stato condannato in primo grado dal Tribunale per i minorenni del capoluogo emiliano.

La Procura generale aveva sollecitato una pena a 15 anni e sei mesi, proponendo il riconoscimento delle attenuanti generiche a fronte delle ammissioni rese dal giovane durante il secondo grado di giudizio. I giudici hanno poi quantificato la sanzione definitiva in 15 anni netti.

Le accuse e la confessione in aula

Il giovane è stato riconosciuto colpevole di omicidio aggravato da stalking, con l’applicazione delle ulteriori aggravanti legate alla minore età di Aurora e al legame affettivo che univa i due.

Le indagini e il processo hanno accertato che la ragazza morì dopo essere stata gettata volontariamente nel vuoto dal balcone della propria abitazione.

Il cambio di linea difensiva

Il momento decisivo del procedimento si era verificato il 13 luglio, in occasione della prima udienza del processo d’appello.

L’imputato, che fino a quel momento aveva costantemente negato qualsiasi responsabilità nella caduta della tredicenne, ha reso dichiarazioni spontanee in videocollegamento confessando per la prima volta di aver ucciso l’ex fidanzata.

La reazione della famiglia e l’appello alle istituzioni

Il verdetto d’appello ha suscitato la ferma opposizione di Morena Corbellini, madre della vittima, presente in aula con l’avvocato di parte civile Emilia Malaspina.

La donna ha criticato apertamente il provvedimento emesso dai giudici felsinei, chiamando in causa direttamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

«Andrà sempre peggio, le sentenze sono fatte alla leggera», ha dichiarato Corbellini all’uscita dal tribunale, sottolineando il rischio che pene ridotte incentivino ulteriori casi di violenza e chiedendo un intervento normativo dell’esecutivo.

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