La Banca Centrale Europea ha ufficializzato una nuova stretta monetaria portando i tassi d’interesse al 2,50%. La decisione, presa durante il vertice dell’Eurotower in trasferta a Berlino, segna un ulteriore incremento di 25 punti base.
Si tratta del livello più elevato registrato nell’ultimo anno e mezzo. L’ultimo precedente analogo risaliva ad aprile dell’anno scorso, quando l’istituto centrale scelse di abbassare il costo del denaro al 2,25%.
L’inflazione al 3,3% spinge la linea dura dei falchi
Il rincaro dei tassi segue la manovra già avviata lo scorso giugno e risponde alla risalita dell’inflazione, attestata ora al 3,3% su scala europea. La linea dei falchi all’interno del board ha prevalso, determinando un immediato irrigidimento delle condizioni di accesso al credito.
Molti osservatori finanziari ritengono che la stretta annunciata a settembre non sarà isolata. Diversi analisti indicano concreto il rischio di ulteriori ritocchi al rialzo entro la fine dell’anno solare.
La pressione delle materie prime e il petrolio a 102 dollari
A gravare sull’indice dei prezzi al consumo è principalmente la fiammata delle quotazioni energetiche. Il petrolio ha toccato la soglia dei 102 dollari al barile, alimentando una spirale inflazionistica non legata a un eccesso di domanda interna.
L’impennata dei costi energetici incide direttamente sui bilanci di famiglie e imprese, trasformando l’aumento dei tassi in un pesante onere finanziario per chi possiede finanziamenti e mutui a tasso variabile.
Il quadro macroeconomico europeo si trova ora a gestire l’impatto congiunto di costi energetici straordinari e restrizioni monetarie continue.

