Petrolio oltre 105 dollari e doppio blocco navale: il diesel verso 2,50 euro al litro

Petrolio oltre 105 dollari e doppio blocco navale: il diesel verso 2,50 euro al litro
Petrolio oltre 105 dollari e doppio blocco navale: il diesel verso 2,50 euro al litro

La morsa geopolitica intorno all’Arabia Saudita si stringe e rischia di riflettersi pesantemente sui listini dei carburanti in Italia. Con lo Stretto di Hormuz quasi paralizzato, la crisi mediorientale investe direttamente anche la seconda via d’uscita del greggio di Riyad: il Mar Rosso.

I ribelli Houthi hanno assunto il controllo della città portuale di Mocha, lungo la costa occidentale dello Yemen, consolidando le proprie posizioni a ridosso del passaggio strategico di Bab el-Mandeb. Fonti militari yemenite rilanciate da Reuters confermano anche l’attacco e lo sbarco sulle isole Hanish, mentre le forze governative arretrano verso Dhubab e l’isola di Perim.

Per aggirare i rischi nel Golfo Persico, il primo esportatore mondiale di greggio aveva deviato ingenti flussi verso il terminal occidentale di Yanbu tramite l’oleodotto East-West. L’avanzata sulla costa yemenita rende ora vulnerabile anche questa rotta alternativa.

La tenaglia marittima tra Hormuz e Bab el-Mandeb

Prima dell’escalation, attraverso Hormuz transitavano circa 21 milioni di barili al giorno, pari a un quinto del fabbisogno globale. Il flusso è crollato drasticamente: nel corso di una sola giornata sono state registrate appena sette navi in transito contro le 14 di media dei dieci giorni precedenti, con un blocco totale per le metaniere cariche di gas naturale liquefatto.

Sul versante opposto, lo stretto di Bab el-Mandeb collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano, consentendo alle petroliere dirette in Europa e nel Mediterraneo di raggiungere Suez senza circumnavigare l’Africa. Nel secondo trimestre del 2026 il passaggio gestiva 8,1 milioni di barili al giorno tra greggio e raffinati, un volume quasi raddoppiato rispetto alla prima metà del 2025.

Se la fazione sostenuta da Teheran dovesse bloccare o rendere inagibile il canale marittimo, l’Iran acquisirebbe un’influenza determinante su entrambi i varchi petroliferi della penisola arabica.

Crollo delle estrazioni saudite e impennata del barile

La produzione di Riyad è scesa ad agosto a 6,24 milioni di barili al giorno, con un calo di circa 1,9 milioni rispetto a luglio. I dati elaborati da Reuters evidenziano per l’intero cartello Opec una flessione complessiva di 640mila barili giornalieri, determinata dai problemi sauditi e dal collasso dell’export iraniano.

Nelle prime settimane di settembre i carichi di greggio dal porto di Yanbu avevano recuperato terreno fino a toccare 3,7 milioni di barili al giorno secondo Vortexa, ma gli eventi bellici a Mocha compromettono la sicurezza delle spedizioni. A ciò si sommano quattro allerte di protezione civile scattate in 24 ore a Khamis Mushait per raid sul territorio saudita, spingendo Riyad a chiedere la mediazione del Pakistan verso Teheran.

Le reazioni sui mercati finanziari sono state repentine. Il Brent è salito del 4% attestandosi a 105,26 dollari al barile, segnando un recupero superiore al 30% dai minimi di agosto, mentre il Wti statunitense ha scavalcato la soglia dei 100 dollari per la prima volta da maggio.

Le tensioni registrano un ulteriore salto di livello dopo l’attacco iraniano a dieci imbarcazioni a Hormuz, avvenuto in risposta all’abbattimento statunitense di cinque petroliere di Teheran. Dichiarazioni di Donald Trump indicano possibili raid contro il complesso fortificato di Pickaxe Mountain e prospettano una durata del conflitto estesa oltre le elezioni di metà mandato americane di novembre.

L’impatto sui distributori italiani e l’incognita accise

I rincari si manifestano già sulla rete di distribuzione italiana. Le rilevazioni ufficiali del Mimit fissano il prezzo medio della benzina self-service a 2,067 euro al litro e quello del diesel a 2,177 euro, mentre sulle tratte autostradali i valori salgono rispettivamente a 2,152 e 2,248 euro.

Mantenendo costanti le variabili di cambio, margini industriali e costi logistici, ogni incremento di 10 dollari della quotazione del barile genera una variazione al rialzo stimata tra 6 e 7 centesimi al litro alla pompa, tasse incluse.

Le proiezioni dei costi alla pompa

L’andamento simulato evidenzia incrementi progressivi in base al livello delle quotazioni internazionali:

  • Brent a 105 dollari: benzina self a 2,067 euro; diesel con agevolazione a 2,177 euro; diesel a tariffa piena a 2,348 euro.
  • Brent a 110 dollari: benzina self a 2,10 euro; diesel con agevolazione a 2,21 euro; diesel a tariffa piena a 2,38 euro.
  • Brent a 120 dollari: benzina self a 2,16 euro; diesel con agevolazione a 2,27 euro; diesel a tariffa piena a 2,45 euro.
  • Brent a 130 dollari: benzina self a 2,23 euro; diesel con agevolazione a 2,34 euro; diesel a tariffa piena a 2,51 euro.

Il quadro non tiene conto di probabili rincari aggiuntivi sui noli marittimi, sulle polizze assicurative e sui margini di raffinazione. Sul diesel incide inoltre la tenuta del taglio di 17,1 centesimi sulle accise: l’esecutivo, attraverso un confronto tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini, punta a una proroga fino a fine settembre compatibilmente con le coperture finanziarie.

Le ripercussioni sulla filiera e sull’inflazione

La spinta sui prezzi del carburante si trasmette rapidamente lungo l’intera catena logistica nazionale. L’autotrasporto su gomma impiega prevalentemente gasolio, trasferendo i maggiori costi operativi su generi alimentari, semilavorati, materiali edili e spedizioni al consumo.

L’innalzamento dei listini energetici colpisce anche il trasporto aereo, l’attività agricola e le forniture per le imprese. Il persistere di queste quotazioni rischia di riaccendere le pressioni inflazionistiche nell’eurozona, condizionando i margini per future riduzioni del costo del denaro.

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