Si è spenta Emma Bonino, figura centrale della scena politica italiana ed europea e protagonista assoluta di mezzo secolo di mobilitazioni per i diritti civili. La storica esponente radicale ha interpretato la militanza istituzionale senza mai rinunciare all’indipendenza di pensiero.
«Non penso mai alla morte. Ma ovviamente ho fatto il testamento biologico e so che quando sarà, voglio decidere io. Libera fino alla fine», aveva ribadito nel corso di una conversazione con Vanity Fair, riassumendo una visione dell’esistenza incentrata sull’autodeterminazione.
Dalle lotte radicali a Bra fino all’ingresso in Parlamento
Nata a Bra nel 1948, Bonino muove i primi passi politici negli anni Settanta legando la propria attività al Partito Radicale fondato da Marco Pannella. Quella stagione ha aperto il varco a riforme che hanno ridefinito la società italiana: divorzio, obiezione di coscienza, contrasto alle torture nelle prigioni e amnistia.
Eletta per la prima volta alla Camera dei Deputati nel 1976, ha mantenuto ininterrottamente uno scranno a Roma o a Strasburgo per l’intero arco della sua carriera, con la sola eccezione del periodo trascorso ai vertici delle istituzioni europee.
La sfida dell’aborto clandestino e la legge 194
Nel 1975 ha fondato il Centro Informazione sulla Sterilizzazione e l’Aborto (CISA), mobilitandosi attivamente contro il fenomeno degli aborti clandestini. La sua testimonianza personale e il supporto concreto alle donne la spinsero verso la disobbedienza civile diretta.
A seguito di una pubblicazione del settimanale Il Borghese sulle attività della sede CISA di Firenze, Bonino è stata arrestata insieme ad Adele Faccio, Marco Pannella e Gianfranco Spadaccia. I quattro avevano già assunto pubblicamente la responsabilità delle autodenunce per rendere visibile il dramma sanitario vissuto da migliaia di cittadine.
Questa spinta culminò nell’approvazione della legge 194 il 22 maggio 1978, norma fondamentale istituita per garantire la salute pubblica e cancellare la pratica clandestina delle mammane e i rimedi di fortuna che causavano emorragie e decessi.
Le consultazioni referendarie e l’esperienza alla Farnesina
L’azione referendaria di Bonino è proseguita con il referendum sul nucleare del 1986, che determinò l’interruzione della produzione energetica da fonte atomica civile in Italia. Nel 1991 è stata inoltre promotrice della consultazione che ha abrogato le sanzioni detentive per l’uso personale di droghe.
Tra il 1995 e il 1999 ha assunto l’incarico di Commissaria europea per gli aiuti umanitari, coordinando missioni operative nella regione dei Grandi Laghi e nei Balcani. Durante il conflitto jugoslavo ha denunciato apertamente i massacri di Srebrenica e le deportazioni della popolazione in Kosovo.
Nel 2006 è stata nominata Ministra per il Commercio Internazionale e le Politiche Europee nell’esecutivo Prodi II, assumendo poi nel 2008 la Vicepresidenza del Senato. Nel 2013 ha guidato il Ministero degli Esteri nel governo presieduto da Enrico Letta, portando all’attenzione internazionale la crisi del Mediterraneo e il contrasto alle mutilazioni genitali femminili.
La malattia e la visita di Papa Francesco
Nel 2015 Bonino ha annunciato pubblicamente la diagnosi di un carcinoma polmonare, continuando a intervenire nel dibattito pubblico durante i cicli di terapia. Nel 2018, a distanza di otto anni dalle prime cure, ha comunicato l’avvenuta remissione completa della patologia.
Nell’ottobre del 2024 è stata ricoverata in terapia intensiva all’ospedale Santo Spirito di Roma a causa di gravi problematiche respiratorie. Una volta tornata nella propria abitazione, ha ricevuto a sorpresa la visita personale di Papa Francesco, che le ha donato rose e cioccolatini durante un lungo incontro privato.

