Il cibo di strada in Italia ha abbandonato la dimensione marginale per diventare un comparto economico solido e in costante espansione. Mangiare all’aperto, tra banchi di mercato e food truck, è oggi un’abitudine consolidata che intercetta i flussi turistici e ridefinisce i consumi urbani.
I numeri del boom: imprese raddoppiate in dieci anni
I dati diffusi da Unioncamere evidenziano una trasformazione radicale del settore: le attività registrate sono passate da 2.271 a 4.286, segnando un incremento dell’88,7% nell’arco di un decennio.
Il profilo societario mostra una crescente professionalizzazione. Le ditte individuali compongono ancora il 73,7% del comparto, ma le società di capitali sono salite da 105 a 620 unità, indicando la presenza di investimenti strutturati e modelli scalabili.
Secondo le stime elaborate da IbisWorld per il 2024, il valore economico generato si aggira attorno ai 3 miliardi di euro, considerando l’operatività complessiva di circa 28mila tra chioschi, stalli e furgoni attrezzati.
Preparazione e servizio di specialità gastronomiche di strada.
La mappa territoriale e il primato del Mezzogiorno
Quasi un’impresa su due opera nelle regioni meridionali, dove il cibo da asporto affonda le radici in usanze storiche mai interrotte. Il fenomeno ha superato i confini dei grandi centri urbani, coinvolgendo 717 nuovi Comuni che sono entrati per la prima volta nella rete del cibo di strada.

Il testa a testa tra Roma e Milano
La Capitale guida la classifica delle città italiane con 129 attività attive, seguita a brevissima distanza da Milano a quota 128. I due contesti riflettono approcci complementari: la tradizione gastronomica popolare a Roma e format dal respiro più internazionale nel capoluogo lombardo.
Dalla cucina povera al consumo identitario
L’offerta fa perno sui prodotti tipici del territorio: il supplì romano, gli arancini siciliani, il cuoppo di frittura a Napoli, gli arrosticini abruzzesi, il lampredotto fiorentino e i panzerotti pugliesi.
Le preparazioni originarie della cucina popolare sono state riposizionate sul mercato senza snaturarne la composizione. Per i visitatori italiani e stranieri l’acquisto sul posto costituisce una forma di fruizione culturale immediata legata alla provenienza geografica degli ingredienti.


