Cinque sacchi di immondizia da cinquanta litri riempiti fino all’orlo, coperte fradicie, arredi in legno vandalizzati con incisioni e decine di deiezioni umane all’esterno. Questo è lo scenario trovato al Bivacco della Pace, struttura situata nel Parco Naturale Fanes-Sennes-Braies, al confine tra Cortina d’Ampezzo e l’Alta Badia.
L’intervento di bonifica è scattato dopo la denuncia pubblica di Laura Cibien sui social network. Sei alpinisti guidati da Raffaello Mei, attivista del Cai Val di Zoldo, hanno deciso di raggiungere la quota per ripulire il presidio d’emergenza.
La bonifica e il supporto internazionale
I volontari hanno dovuto caricare a spalla l’intero carico di 250 litri di rifiuti per trasportarlo fino a valle. La situazione igienica attorno alla struttura ha impedito una bonifica completa dell’area esterna.
Alle operazioni di trasporto si sono uniti anche due trekker irlandesi di passaggio sull’Alta Via. I due escursionisti stranieri hanno preso in carico uno dei sacchi più pesanti per contribuire allo sgombero dei rifiuti.
Il rischio serrata per i bivacchi alpini
La gestione del Bivacco della Pace è affidata all’Alpenverein Südtirol, ente al quale verranno inviate le segnalazioni dettagliate sui danni subiti dalla struttura.

Il fenomeno dell’inciviltà e dell’iper-frequentazione legata alla visibilità online minaccia la sopravvivenza stessa di questi punti di ricovero gratuiti, nati storicamente per rispondere a reali situazioni di pericolo in montagna.
Il precedente del Bivacco Caimi
Il timore espresso dagli attivisti del Cai è l’obbligo di chiusura permanente. In Comelico, la sezione locale del Club Alpino Italiano ha dovuto sbarrare gli accessi al bivacco Caimi a causa dei continui atti vandalici e dell’incuria dei frequentatori.
La perdita del senso civico e la fruizione superficiale dei sentieri d’alta quota rischiano di cancellare la rete di accoglienza non custodita dell’arco dolomitico.

