Con i suoi caratteristici occhiali da aviatore e una presenza pubblica costante per oltre cinquant’anni, Gloria Steinem ha trasformato il movimento femminista statunitense in un dibattito quotidiano e accessibile. La giornalista e attivista ha saputo portare temi complessi fuori dalle aule universitarie e dai circoli ristretti, rendendoli comprensibili a un pubblico eterogeneo.
Nel 1971 ha fondato la rivista Ms., una testata interamente gestita da donne che ha introdotto nel lessico comune concetti fondamentali come parità salariale, violenza domestica e diritti riproduttivi. Attraverso le sue inchieste e i suoi saggi, Steinem ha smantellato pregiudizi sistemici fornendo al pubblico le parole per identificare le discriminazioni.
Bella Abzug, Gloria Steinem e Maryann Krupsak parlano con i manifestanti prima della marcia a Manhattan.
I testi che hanno ridefinito il femminismo
All’inizio della carriera, i vertici editoriali ostacolavano il suo lavoro sostenendo che il suo aspetto fisico non si addicesse al giornalismo d’inchiesta. Steinem ha ribaltato questa dinamica, sfruttando l’accesso a determinati ambienti per realizzare reportage investigativi destinati a fare scuola.
1. L’inchiesta sotto copertura al Playboy Club (1963)
Nel 1963 pubblica “A Bunny’s Tale”, un’inchiesta nata dopo aver lavorato sotto copertura come cameriera nel club di Hugh Hefner. Indossando il celebre costume con corsetto e orecchie, Steinem ha documentato le molestie verbali e fisiche e le condizioni di sfruttamento a cui erano sottoposte le lavoratrici del locale.
Gloria Steinem durante un intervento alla conferenza Women Against Pornography a New York nel 1979.
2. La nascita dell’espressione “libertà riproduttiva” (1969)
Durante una testimonianza pubblica nel Greenwich Village, dove diverse donne raccontavano la realtà degli aborti clandestini, Steinem ha maturato la scelta dell’attivismo politico in prima persona. Nello stesso anno ha scritto “After Black Power, Women’s Liberation”, testo in cui ha coniato il concetto di “libertà riproduttiva” per definire il diritto all’autodeterminazione genitoriale.

Gloria Steinem in abiti da cameriera per l’inchiesta sul Playboy Club.
3. La provocazione biologica sul genere (1978)
Nel saggio del 1978 “If Men Could Menstruate”, l’autrice ha analizzato come le funzioni fisiologiche femminili vengano socialmente svalutate o stigmatizzate. Nel testo argomentava che, se la biologia maschile prevedesse il ciclo mestruale, questo verrebbe celebrato come segno di forza e prestigio politico.
Gloria Steinem a Los Angeles durante una raccolta fondi per il Senato statale nel 1972.
Visioni sul futuro e riflessioni sull’età
Nel 1970, sulle pagine di Time con il testo “What Would It Be Like If Women Win”, Steinem ha anticipato modelli sociali innovativi. L’articolo prefigurava la parità nei diritti civili, la tutela legale per i matrimoni tra persone dello stesso sesso e il superamento dei pregiudizi contro le persone non sposate.
Barack Obama conferisce a Gloria Steinem la Medaglia Presidenziale della Libertà alla Casa Bianca nel 2013.
In una delle sue ultime interviste al New York Times, interpellata sul tema della vecchiaia, ha delineato la complessità dell’invecchiamento: la perdita degli affetti come elemento più gravoso, bilanciata dal ritorno a un’apprezzamento essenziale della quotidianità e delle relazioni.






