Identificati dal WiFi di casa con precisione vicina al 100%: lo studio su 197 persone
Le onde radio dei normali apparati wireless domestici possono ricostruire la sagoma e i movimenti di chiunque si trovi in una stanza. Lo dimostra una ricerca condotta da Julian Todt, Felix Morsbach e Thorsten Strufe del centro KASTEL presso il Karlsruher Institut für Technologie (KIT).
Il lavoro, presentato alla ACM Conference on Computer and Communications Security (CCS ’25) di Taipei con lo studio “BFId: Identity Inference Attacks Utilizing Beamforming Feedback Information”, mostra come l’intelligenza artificiale possa trasformare la propagazione radio in un vero e proprio sistema di tracciamento biometrico invisibile.
Come i router catturano l’impronta biometrica
Il sistema non richiede telecamere, sensori dedicati o hardware modificato. Sfrutta le informazioni standard scambiate tra modem e apparecchi connessi per ottimizzare la trasmissione, note come Beamforming Feedback Information (BFI).
Questi segnali viaggiano privi di cifratura e possono essere intercettati da chiunque si trovi nel raggio d’azione dell’antenna. Il corpo umano altera il campo radio riflettendo le onde su pareti e arredi, creando variazioni legate a statura, postura e andatura.
I test condotti su un campione di 197 partecipanti hanno mostrato un’accuratezza nell’identificazione vicina al 100% in pochi secondi. Il modello di machine learning ha riconosciuto i soggetti anche variando l’angolo di osservazione o modificando la direzione e la velocità dei passi all’interno dell’ambiente.
Perché disattivare lo smartphone non blocca il rilevamento
L’identificazione non richiede che il soggetto bersaglio porti con sé un dispositivo connesso o acceso. È sufficiente che nello spazio circostante sia presente un qualsiasi altro apparato attivo collegato al router, come una smart TV, un computer o un citofono wireless.
I riflessi del segnale sui corpi presenti consentono all’algoritmo di registrare i parametri biometrici di chiunque attraversi il raggio di copertura. Il passaggio ripetuto davanti alla vetrina di un locale o all’interno di un ufficio pubblico permette la raccolta dei dati all’insaputa delle persone.
Rispetto alle tradizionali tecniche basate sul Channel State Information (CSI), l’attacco tramite dati BFI sfrutta comunicazioni ordinarie già integrate negli standard attuali, rendendo l’attività di monitoraggio indistinguibile dal normale traffico di rete.
La necessità di regole per lo standard IEEE 802.11bf
La ricerca, supportata dal programma Helmholtz “Engineering Secure Systems”, pone interrogativi immediati sulla definizione del protocollo IEEE 802.11bf. Questa specifica introdurrà ufficialmente il WiFi sensing per compiti di automazione, rilevamento cadute e monitoraggio industriale.
I ricercatori chiedono l’inserimento preventivo di contromisure tecniche a livello di standard, a partire dalla cifratura obbligatoria delle metriche di feedback fino a vincoli rigorosi di autorizzazione all’accesso dei dati di trasmissione.
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