Gloria Steinem è morta all’età di 92 anni nella sua casa di New York City. La pioniera del movimento femminista statunitense si è spenta serenamente, circondata dalle persone a lei vicine.
Fino agli ultimi mesi della sua vita ha continuato a scrivere e a organizzare incontri, mantenendo attiva la preparazione del suo ultimo libro di memorie, An Unexpected Life. «Non voglio morire dicendo “ma…”», aveva spiegato in una recente intervista, sottolineando come la capacità di reagire agli imprevisti fosse la vera forza di un’esistenza.
Dall’inchiesta sotto copertura alla fondazione di Ms.
Nata a Toledo, in Ohio, il 25 marzo 1934, Steinem ha attirato per la prima volta l’attenzione pubblica nazionale nel 1963. Il suo reportage investigativo I Was a Playboy Bunny, pubblicato sulla rivista Show, denunciava il sessismo e lo sfruttamento lavorativo subito dalle cameriere nei club di Playboy.
Quella visibilità ha segnato l’inizio di una carriera politica e giornalistica durata oltre cinquant’anni. Ha co-fondato la storica rivista Ms. e guidato organizzazioni decisive per l’avanzamento dei diritti femminili, come il National Women’s Political Caucus, Voters for Choice e il Women’s Media Center.
Nonostante la leadership riconosciuta, ha ammesso di aver preso piena consapevolezza delle discriminazioni di genere solo attorno ai trent’anni. Da bambina aveva affrontato l’abbandono del padre e si era presa cura della madre malata, sviluppando una forte indipendenza che l’ha portata a dedicare ogni energia all’impegno pubblico.
L’impatto culturale e la difesa di Wonder Woman
L’influenza di Steinem ha travalicato la politica per entrare nella cultura di massa. Negli anni Sessanta si è battuta con successo affinché la DC Comics restituisse i superpoteri a Wonder Woman, dedicando poi all’eroina la prima copertina di Ms. nel 1972.

La sua biografia ha ispirato spettacoli teatrali come Gloria: A Life e opere cinematografiche e televisive, tra cui la serie Mrs. America e il film biografico The Glorias, dove è stata interpretata da Julianne Moore e Alicia Vikander.
Il matrimonio con David Bale e la vita privata
Nel 2000, all’età di 66 anni, Steinem ha sposato l’avvocato David Bale, padre dell’attore Christian Bale. Il matrimonio ha sorpreso molti dei suoi sostenitori, ma l’attivista ha sempre difeso la scelta come un atto d’affetto personale e spontaneo.
Bale è scomparso nel 2003 a causa di un linfoma cerebrale. Steinem lo ha assistito fino alla fine, definendo quell’esperienza fondamentale per comprendere l’importanza di vivere nel presente.
La difesa intransigente dell’autodeterminazione
Steinem non ha mai abbandonato la militanza, partecipando in prima linea alla Marcia delle Donne di Washington nel 2017 e contestando duramente le politiche dell’amministrazione Trump. Ha espresso una forte condanna per l’abrogazione della sentenza Roe v. Wade, ribadendo che il controllo sul proprio corpo rappresenta la forma primaria di libertà.
Dal 1967 ha vissuto nella stessa residenza dell’Upper East Side a Manhattan, trasformandola in un punto di incontro costante per generazioni di attivisti e scrittori. Ha continuato a guidare i suoi storici circoli di discussione fino alla fine, fedele alla convinzione che la collaborazione collettiva sia l’unico strumento efficace per produrre cambiamenti duraturi.

