Gianni Amelio torna alla Mostra del Cinema di Venezia scegliendo la formula fuori concorso, lontano dalla pressione della competizione ufficiale. Il regista, già vincitore del Leone d’Oro nel 1998 con Così ridevano, porta al Lido Nessun dolore, un’opera incentrata sui temi dell’immigrazione, dell’accoglienza e del senso di colpa.
Un incontro inatteso tra le strade della città
La vicenda segue un trentenne venditore di libri usati, interpretato da Alessandro Borghi. L’esistenza dell’uomo cambia radicalmente quando un padre proveniente dal Nord Africa gli affida improvvisamente il proprio figlio per strada, convinto che lasciarlo a un cittadino italiano rappresenti l’unica via per assicurargli un futuro dignitoso.
Quell’evento imprevisto innesca nel protagonista un profondo senso di impotenza. La vicenda mette a nudo la fatica di fare i conti con la realtà sociale e la consapevolezza di non poter cambiare il mondo attraverso un singolo gesto isolato.
Il peso del cast principale
La pellicola si avvale della partecipazione di interpreti di primo piano del panorama italiano. Accanto ad Alessandro Borghi recitano infatti Valeria Golino e Valerio Mastandrea.
Grandi intenzioni morali e una sceneggiatura fragile
L’opera tenta di porre quesiti urgenti sul valore dell’empatia e sulla paura del diverso nella società contemporanea. La struttura narrativa, però, non riesce a sostenere il peso delle ambizioni etiche dichiarate dal regista.

La scrittura dei personaggi risulta poco approfondita, limitando anche l’efficacia delle prove attoriali del cast. Il messaggio civile resta chiaro e stimola interrogativi su cosa significhi restare umani, ma manca la necessaria incisività cinematografica per trasformare l’idea di partenza in un racconto compiuto.
La pellicola chiude la sua presentazione veneziana con una valutazione critica complessiva pari a 5,9.

