Venezia accoglie Wild Horse Nine: il film da 8,5 di Martin McDonagh con Rockwell e Malkovich

Venezia accoglie Wild Horse Nine: il film da 8,5 di Martin McDonagh con Rockwell e Malkovich
Venezia accoglie Wild Horse Nine: il film da 8,5 di Martin McDonagh con Rockwell e Malkovich

La Mostra del Cinema di Venezia trova un pretendente immediato ai massimi riconoscimenti con l’arrivo di Wild Horse Nine, la nuova fatica di Martin McDonagh. L’opera si presenta come una feroce commedia nera capace di fondere il cinema di genere con un duro atto d’accusa contro la politica estera statunitense.

Al centro della scena ci sono Sam Rockwell e John Malkovich, coppia d’attori che regge un copione spietato, politico e privo di concessioni narrative.

Cile 1973: il golpe e la crisi di coscienza della CIA

La vicenda si colloca sul finire dell’estate del 1973 in Cile, nelle settimane che precedono il colpo di Stato contro Salvador Allende per insediare il generale Augusto Pinochet. Chris (John Malkovich) e Lee (Sam Rockwell) sono due operativi della CIA inviati a Santiago per definire gli ultimi dettagli logistici del golpe.

L’operazione deraglia a causa delle condizioni personali di Chris, malato terminale di cancro e ormai a un passo dalla morte. Assalito da una crisi morale tardiva, l’uomo pianifica di raggiungere l’Isola di Pasqua per chiudere la propria esistenza, scatenando il panico al quartier generale di Washington.

Il supervisore dell’agenzia, MJ (interpretato da Steve Buscemi), teme che l’agente moribondo decida di rendere pubblici i dossier sulle operazioni coperte condotte dall’intelligence americana. A complicare la fuga interviene l’incontro fortuito con due studentesse cilene, mentre Lee si ritrova diviso tra la fedeltà al proprio governo e l’amicizia decennale verso un collega senza più nulla da perdere.

Il cinismo del potere tra commedia nera e storia

I dialoghi imbastiti da McDonagh tirano in ballo cinquant’anni di ingerenze internazionali della Casa Bianca. Nelle discussioni tra i due agenti emergono i crimini in Congo ai danni di Lumumba, il rovesciamento di Guzman in Guatemala e il fallimento della Baia dei Porci a Cuba.

La caduta della democrazia cilena fa da specchio alla fine biologica del protagonista, scandita da precisi elementi simbolici come statue, telefonate clandestine e la figura del cavallo.

Lo scontro tra due maschere americane

La riuscita della pellicola poggia sul contrasto radicale tra i due protagonisti. Malkovich tratteggia un veterano cinico, privo di freni inibitori e disilluso, una sorta di Scrooge contemporaneo che usa l’ironia tagliente come unica arma rimasta.

Rockwell veste i panni dell’agente metodico, schiacciato da un matrimonio fallito e dall’obbedienza cieca verso la bandiera. I loro scambi verbali mostrano i difetti sistemici dell’americano medio all’estero: prepotenza, incapacità di comprendere il contesto locale e la pretesa di agire costantemente al di sopra di ogni legge.

McDonagh dosa con rigore i tempi della black comedy senza disperdere la gravità della ricostruzione storica. Il risultato è un ritratto spietato di due ingranaggi statali dispersi nel caos della geopolitica del Novecento, per una prova valutata con un netto 8,5.

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